Sulmona. Emanuele Filiberto zittisce i fischi con: «Viva la Repubblica». E alla fine c’è un armistizio

Il pronipote dell’ultimo re: «Rispetto le opinioni, ma non è una visita istituzionale». I manifestanti hanno contestato al Comune l’uso della dicitura “Sua altezza reale”
SULMONA
La domenica di Sulmona è sospesa tra memoria storica e cultura pop, tra la contestazione e una sorta di “armistizio” fotografico. La visita di Emanuele Filiberto di Savoia, pronipote dell’ultimo re d’Italia, nei giorni scorsi ha acceso un dibattito che ha attraversato piazze, palazzi e strade della città abruzzese, patria del poeta Ovidio. Culminato ieri in una manifestazione.
SINDACO CONTESTATO
Dalle prime ore del mattino, davanti a Palazzo San Francesco, un gruppo di cittadini e attivisti capeggiati da Mario Pizzola, una sorta di “signor No” abruzzese (celebri le sue battaglie ecologiste, ndc), si è radunato per contestare la presenza del principe.
Il sindaco Luca Tirabassi è stato subito messo sotto pressione con domande dirette sul motivo della visita: «Perché sua maestà è qui?» ha chiesto Pizzola, accusando implicitamente di legittimare un simbolo legato a un passato controverso.
Tirabassi si è difeso sostenendo di aver semplicemente accolto una richiesta formale, come avvenuto in altre città italiane, e ha citato i valori costituzionali che vietano le discriminazioni basate sulle colpe dei predecessori.
La discussione si è infiammata fino a un botta e risposta acceso, con i manifestanti che hanno ribadito la natura non istituzionale della visita del principe e il legame storico della famiglia reale con il fascismo.
Il malcontento è proseguito con contestazioni sulla natura dell’invito: i manifestanti hanno criticato l’uso della sigla “Sar” (Sua altezza reale) nei documenti comunali, sostenendo che a Sulmona essa significhi invece «Sulmona ama la Repubblica».
IL CORDONE DI POLIZIA
Tentativi di entrare nel municipio sono stati fermati dall’intervento degli agenti di polizia locale, che hanno giustificato l’impossibilità di accesso con la chiusura domenicale degli uffici. Nonostante ciò, alcuni attivisti sono riusciti a superare un primo blocco, ma la sicurezza ha impedito loro di avanzare oltre l’atrio. «Vogliamo vedere l’ordine di servizio che ci impedisce l'accesso».
FISCHI E BELLA CIAO
Al momento dell’arrivo di Emanuele Filiberto, la protesta ha raggiunto l’apice al canto di “Bella Ciao” e con fischi indirizzati al principe, che ha comunque mantenuto l’aplomb. «Lo dico anche io: viva la Repubblica. Sono stato in esilio per trent’anni. Sono venuto in veste di turista per ammirare le bellezze di questa città. Non è una visita istituzionale» ha rimarcato Emanuele Filiberto ai cittadini che lo hanno contestato. «Devi andare via. Che sei venuto a fare?» urla un ex consigliere comunale.
SELFIE E SFILATA
Dopo un breve incontro privato con il sindaco, il clima in città è cambiato radicalmente: lungo Corso Ovidio, infatti, il principe è stato accolto con calore da numerosi cittadini, commercianti e passanti che lo hanno avvicinato per selfie e strette di mano. Questo cambio di atmosfera ha portato a un curioso momento di tregua, con Pizzola e altri manifestanti che hanno accettato di posare per una foto insieme a Filiberto, a patto che fosse chiaro che quella «non fosse una visita istituzionale». Il principe ha accettato con un sorriso. La giornata è proseguita con visite culturali al teatro comunale “Maria Caniglia” e al Museo Ovidio. Nonostante fosse stata annullata la conferenza stampa ufficiale, Emanuele Filiberto si è spontaneamente prestato alle domande dei giornalisti, definendo la visita «bellissima» e sottolineando il suo rispetto per le opinioni manifestate. «Ho visitato una bellissima città e sono molto felice. Trovo anche normali che queste gentili persone manifestino le opinioni, le rispetto» rimarca Emanuele Filiberto. Ha poi spiegato che il vero motivo del viaggio era la partecipazione a una cena di beneficenza per sostenere un istituto che aiuta bambini in difficoltà. Non sono mancati ulteriori confronti accesi, soprattutto con Mario Pizzola, che ha rimarcato la responsabilità storica della monarchia italiana durante il fascismo e la firma delle leggi razziali. Il principe ha risposto condannando fermamente quelle leggi e rivendicando la sua posizione antifascista, mentre Pizzola ha ricordato le ferite locali, invitando il principe a visitare luoghi simbolo dell’antifascismo sulmonese che invece sono stati esclusi dal tour. «Perché non visita il Campo 78 dove ci sono stati i prigionieri? Si ricordi che Sulmona è antifascista e anti-monarchica» ribatte Pizzola. «In bocca al lupo per tutto. Vi voglio bene» taglia corto il principe liquidando la discussione con un sorriso prima di salire in auto e lasciare il centro storico. La visita privata di Emanuele Filiberto si è conclusa con una tappa all’Abbazia Celestiniana.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

