Sulmona, i ricordi di scuola di Fabrizia: l'ultima lettera degli amici

I compagni di classe del liceo linguistico dedicano pensieri alla ragazza uccisa nell'attentato a Berlino: «Lottavi per l'integrazione e la pace ed eri bellissima. Studiavi perché volevi partire, perché Sulmona, già allora, ti stava stretta»
SULMONA. «Eri quella del peace and love, dei sorrisi, delle pashmine alla moda. Studiavi perché volevi partire, perché Sulmona, già allora, ti stava stretta. E lontano da Sulmona sei corsa incontro alla tua felicità e al tuo destino ingrato». Non riescono a farsi una ragione di quanto accaduto i compagni di classe di Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne sulmonese uccisa nell’attentato terroristico del 19 dicembre a Berlino. Così hanno affidato a una lettera il dolore per la perdita del sorriso più bello del VBL del Liceo linguistico Vico. L’immagine della classe è rimasta intatta per anni – raccontano i ragazzi – ferma a quei giorni prima degli esami di maturità, a quell’ultima gita scolastica in Germania, con le canzoni di Ligabue e dei Negrita in sottofondo.
«Poi, dopo anni di silenzi», continua la lettera, «di colpo quella notizia, quel tuo nome al Tg sentito per caso in mezzo ad altri. La certezza di un’omonimia, o di aver capito male. Poi, Sulmona. E noi del VBL ci siamo fermati tutti, ognuno nella sua vita così lontana da quei momenti, tutti insieme, ognuno di noi così preso da altro. Un attimo di apnea e improvvisamente eravamo nuovamente noi della classe, a chiederci cosa ci stava accadendo».
Sono passati tre lunghi giorni di ansia e agonia dalla notizia dell’attentato in un mercatino natalizio a Breitscheidplatz, in pieno centro a Berlino, in cui Fabrizia risultava fra i dispersi. Solo il 22 dicembre, dopo gli esami del Dna, le autorità tedesche hanno confermato che il corpo trovato vicino alle bancarelle dei regali di Natale era di Fabrizia. In un attimo le speranze si sono spente e la città è sprofondata nel lutto.
«Da oggi non sarà più così», riflettono i compagni di classe, «alle nostre foto, da oggi, mancherà un tassello. Il tuo. Improvvisamente siamo cresciuti. Arrabbiati, feriti, abbiamo imparato che alcune volte i sogni si spezzano». Nessuno mai avrebbe immaginato che la sua vita potesse essere spezzata proprio da chi fa della cultura dell’odio e della “dis-integrazione” una ragione di vita e di morte allo stesso tempo.
«Avevamo neanche vent’anni», continuano i suoi amici, «eravamo giovani e pieni di belle speranze. Convinti che dopo quel diploma la vita ce la saremmo presa e l’avremmo fatta diventare esattamente come sognavamo. Eravamo illusi, forse. Ma bellissimi. E tu eri una di noi. Convinta che avresti lottato per quei principi che ti stavano a cuore. Uguaglianza, integrazione, tolleranza. Quei principi, forse, che ti hanno tradita».
Uguaglianza, integrazione e tolleranza erano i valori in cui Fabrizia Di Lorenzo credeva prima ancora di diplomarsi e prima ancora che il terrorismo entrasse nelle vite quotidiane dell’Occidente. Da qui anche la sua voglia di andar via e di misurarsi con realtà diverse e più grandi.
«Studiavi perché volevi partire, perché Sulmona, già allora, ti stava stretta», concludono i compagni di classe, «e lontano da Sulmona sei corsa incontro alla tua felicità e al tuo destino ingrato». Intanto, continua in città il via via di persone che lasciano lumini e fiori accanto al monumento ai caduti di piazza Tresca, diventato il luogo simbolo del ricordo di Fabrizia, dopo la fiaccolata di una settimana fa. La città non vuole dimenticare e – nel rispetto della richiesta di riservatezza della famiglia – preferisce lasciare un messaggio silenzioso. «Intitoleremo sicuramente qualcosa a Fabrizia», interviene la presidente del consiglio comunale, Katia Di Marzio, «ma per ora è troppo presto, visto che vogliamo farlo in condivisione con la famiglia».
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