Sulmona, la storia di Alexandra: "Senza la Maternità mia figlia sarebbe nata in un'auto"

Parla la donna costretta a partorire d’urgenza a Sulmona: ringrazio i medici del reparto e mio marito. L’ostetrica Gambina: ennesima dimostrazione che il punto nascita in Valle Peligna va mantenuto
SULMONA. «Se con mio marito non avessimo deciso di raggiungere l’ospedale di Sulmona mia figlia sarebbe nata in auto, con tutti i rischi che ne potevano conseguire. E se a Sulmona non ci fosse stato più il reparto?».
È felice Alexandra Ploscaru mentre passeggia lungo il corridoio di Ginecologia all’ospedale di Sulmona. Fa la spola tra la sua cameretta e il reparto di pediatria. Tra poco tornerà a casa, a Palena, nel Chietino. E lo farà insieme ad Antonio Carozza, suo marito, e alla piccola Maia.
La nascita della bimba ha riportato alla luce il dibattito sul destino del punto nascita di Sulmona, condannato alla chiusura. Con disagi per molte donne in gravidanza, soprattutto in casi urgenti come quello capitato ad Alexandra.
«Mia figlia sta dormendo e non voglio svegliarla», afferma sorridendo la donna, che non sembra abbia partorito da soli due giorni. Il viso disteso e la voglia di tornare presto in paese per portare a spasso in carrozzina la sua bambina e dimenticare in fretta la brutta avventura vissuta prima del parto.
«Ringrazio il cielo che tutto si sia concluso nel migliore dei modi», afferma la giovane madre, «e devo ringraziare mio marito che nei momenti cruciali e durante tutto il viaggio fino all’ospedale non ha perso mai la calma dandomi continuamente quel sostegno morale del quale avevo bisogno in quei momenti».
La donna ha partorito poco dopo l’arrivo in ospedale a Sulmona. Lo avrebbe dovuto fare a Vasto, dove aveva programmato di partorire in acqua, ma non ha avuto tempo perché la sua bambina ha deciso di nascere prima. Lavora di notte Antonio, nel forno di Palena, per preparare ogni giorno il pane per tutti i paesani. «Martedì è uscito di casa alle 3 e io dormivo tranquilla», racconta Alexandra, «sarebbe tornato di lì a qualche ora per accompagnarmi all’ospedale di Vasto, dove nel pomeriggio avevamo appuntamento con il ginecologo per fare il tracciato e controllare se tutto procedeva bene. Il tempo scadeva proprio martedì». Ma verso le 4 ha iniziato ad avvertire dei dolori. «Non erano gli stessi di sempre e ho chiamato subito mio marito che dopo una ventina di minuti era a casa», riprende la giovane, «ero preoccupata e mi sono preparata per partire per Vasto. Sapevamo che per arrivarci avremmo impiegato più di un’ora e mezza. Arrivati all’uscita del paese ho capito che non avrei mai fatto in tempo ad arrivare a destinazione. Troppo forti i dolori, così abbiamo deciso di svoltare verso Sulmona e dopo mezz’ora eravamo già in ospedale. Di corsa in sala travaglio dove l’ostetrica e la dottoressa di turno mi hanno confermato che ero pronta per il parto e che la bambina stava per nascere». Un parto spontaneo avvenuto di lì a poco, che ha consentito alla piccola Maia di venire al mondo in piena sicurezza sotto gli occhi lucidi e felici di mamma e papà.
«L’ho riempita di baci ringraziando i medici perché tutto si era concluso nel migliore dei modi. Ma soprattutto mio marito che martedì notte, al posto del pane, ha saputo sfornare una bellissima pagnotta di 3,365 chilogrammi».
Poco dopo, nello stesso reparto, è nato un altro bambino, anche lui in piena emergenza, dopo che la madre, originaria di Castel di Sangro e diretta all’ospedale di Pescara dove aveva programmato il parto cesareo, aveva dovuto interrompere il viaggio e fermarsi a Sulmona per l’improvvisa rottura delle acque.
«Due casi in poche ore che hanno evidenziato l’importanza e l’assoluta necessità del punto nascita di Sulmona», sottolinea Berta Gambina, ostetrica e rappresentante sindacale di categoria.
Il cronoprogramma ribadito nei giorni scorsi dal manager Giancarlo Silveri prevede che i reparti di ginecologia e di pediatria di Sulmona chiudano il 31 ottobre, nonostante non siano stati ancora attivati i servizi di emergenza che consentano a mamma e bambino di sostenere il parto in tutta sicurezza. Claudio Lattanzio
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