Sulmonese in Alaska: incubo terremoto

2 Dicembre 2018

La 42enne D’Amato svegliata di notte dalla scossa di magnitudo 7: «Urlavo, non finiva mai. Ho contattato subito i miei cari»

SULMONA. «Ero in casa, a dormire, quando il letto ha iniziato a sobbalzare. Mi sono spaventata tantissimo. Urlavo, non riuscivo a stare in piedi e vedevo oggetti che cadevano e i cassetti che si aprivano, sentivo il rumore forte delle tapparelle di plastica e ciò che mi ha impressionato di più è che sembrava non dovesse finire mai».
È il drammatico racconto di Stephanie D’Amato, la sulmonese di 42 anni originaria di Valle Larga, una frazione di Pettorano sul Gizio, che si trovava ad Anchorage, in Alaska, quando la terra ha iniziato a tremare. Una scossa di magnitudo 7. Voragini sulle strade, auto inghiottite dalla terra e il pericolo che il mare potesse fare ancora più danni di quelli fatti dal terremoto (l’allerta tsunami è rientrata soltanto dopo qualche ore). Fortunatamente non c’è stata alcuna vittima.
«Sono uscita dalla stanza», racconta la sulmonese, «senza andare fuori dal residence, e sono rimasta insieme ai vicini per quattro ore, senza elettricità. Avevo il telefono con poca batteria, quanto basta per inviare subito un vocale alla mia famiglia, prima che il mio smartphone si scaricasse, così da poter tranquillizzare mia madre sulle mie condizioni di salute, anche se ero nel panico, al buio e la mia voce tremava».
Ha raccontato Stephanie su Messenger e poi in un video sulla sua pagina Facebook per ringraziare tutti i suoi amici e le tante persone che erano in ansia per le sue sorti.
La donna si trovava in Alaska da qualche mese e lavorava nella catena Hard Rock Cafè. Tra l’altro, era il suo ultimo giorno di lavoro e proprio ieri doveva ripartire diretta a Vancouver, in Canada. Cosa che ha regolarmente fatto. «Sono abruzzese e so cosa vuol dire terremoto», aggiunge la donna, «ma un sisma di queste dimensioni immagino che in Italia avrebbe causato vittime e disastri enormi. Le persone con cui ho parlato mi hanno raccontato che in 40 anni di permanenza in questa città non hanno mai vissuto un terremoto così forte. Avevamo una radiolina da dove abbiamo appreso le notizie, perché intanto il telefono mi aveva abbandonata. A sentire di ponti e strade crollate mi sono impaurita ancora di più, ma per fortuna non ci sono stati morti. Sono stati momenti più terribili», conclude la 42enne sulmonese Stephanie, rammaricata del fatto che prima della partenza non ha potuto salutare i colleghi e gli amici con i quali ha condiviso l’esperienza lavorativa. (c.l.)
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