Superconsulenti in rivolta: «Cacciati senza motivo»

29 Aprile 2015

Ricostruzione, azzerati i coordinatori dell’ufficio speciale per L’Aquila La protesta: «Senza di noi il processo di rinascita della città corre seri rischi»

L’AQUILA. «Senza di noi la ricostruzione dell’Aquila corre seri rischi: diventerà un fatto paesano».

L’ultimo anatema sulle prospettive di rinascita della città arriva dai cinque coordinatori – i superconsulenti scelti da Aielli prima di mollare l’ufficio per altro incarico – azzerati dal nuovo titolare del servizio Raniero Fabrizi. Si tratta di Paolo Angeletti, Alberto Cherubini, Roberto De Marco, Georg Josef Frisch e Vincenzo Petrini. I detronizzati parlano di «ricostruzione paesana» mentre, se fossero rimasti in sella loro, quella dell’Aquila sì che sarebbe stata davvero una «questione nazionale».

Per avvalorare le loro tesi i cinque, tra una pratica incagliata e l’altra, hanno trovato persino il tempo di redigere una relazione dettagliata su quello che è stato fatto, che sarebbe potuto essere e non è stato. Materia buona per alimentare il sonnacchioso dibattito cittadino sulla ricostruzione almeno fino all’adunata degli alpini di metà maggio. I cinque accusano il Comune di essersi voluto riappropriare del ruolo-guida della conduzione della ricostruzione. Comune che, d’altro canto, segna un punto a proprio favore, visto che l’ufficio torna a essere sotto stretto controllo del sindaco Massimo Cialente e dell’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

Ecco cosa dicono i defenestrati: «Due settimane fa», si legge in una nota di Frisch, «è stato azzerato il livello dei coordinatori dell’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila e il nuovo titolare ha revocato l’incarico a tutti i coordinatori (all’epoca selezionati tramite bando pubblico da Aielli) senza alcuna motivazione. Fermo restando il fatto che va certamente riconosciuto a ogni direttore il diritto di riorganizzarsi il proprio ufficio, anche sostituendo il personale (soprattutto se di livello dirigenziale), l’apparente volontà di configurare l’Usra come mero ufficio tecnico alle dipendenze del Comune desta alcune preoccupazioni».

I cinque parlano di «discrasia tra i compiti istituzionali dell’ufficio e la concreta gestione della ricostruzione». Poi rincarano la dose: «Istituito a fine 2012, l’ufficio, in un anno e mezzo, era riuscito a far ripartire i centri storici ponendosi a garante dell’interesse nazionale alla ricostruzione dell’Aquila. Il progressivo acuirsi della conflittualità tra Ufficio e Comune aveva portato, nell’autunno scorso, alle dimissioni dell’allora titolare e a un conseguente totale blocco delle attività. Nel successivo interim, affidato nel disinteresse totale dello Stato al Comune, sono state progressivamente abbandonate tutte le funzioni di coordinamento affidate dalla legge all’Ufficio, limitando la sua competenza alla sola istruttoria tecnica dei progetti. Tale corso è stato confermato nella nuova gestione e ha trovato, appunto, nella rimozione dei coordinatori il suo esito finale. L’Ufficio ha cessato di essere presidio di garanzia dell’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalla solidarietà nazionale, delegando ogni scelta al Comune e alle logiche localistiche che ne condizionano inevitabilmente i comportamenti. È la prima volta che una ricostruzione viene consegnata interamente nelle mani di un’amministrazione locale, espressione, certo, della comunità, ma senza alcuna visione generale del problema. Da questione nazionale, la ricostruzione aquilana risulta così derubricata a mera ricostruzione paesana. Così il processo di ricostruzione corre dei rischi che non vanno taciuti».

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