Sì al selfie, ma Twitter no

16 Gennaio 2015

«E sulla Grandi Rischi aspetto le motivazioni della sentenza»

AVEZZANO. Ha detto sì a un selfie con gli studenti, specificando però che non ama i social network. Twitter in particolare.

«Il twittare generico, lo abbiamo visto anche nelle ultime vicende della Norman Atlantic, non sempre è un modo corretto di fare informazione» ha sottolineato Franco Gabrielli parlando della comunicazione negli eventi calamitosi, a margine dell’evento ad Avezzano.

«Gabrielli non twitta perché è il capo del dipartimento nazionale della Protezione civile e per legge non ha la responsabilità dell’informazione sul rischio e della comunicazione dell’emergenza, perché questa è dei sindaci» ha spiegato ancora «ma non è la logica dello scaricabarile, come qualche saccente commentatore potrebbe sottolineare, ma la acuta intelligenza del legislatore che ha immaginato che questo tipo di informazione debba essere posta in capo a chi conosce i territori, il rischio specifico e le evoluzioni dell’evento».

Si è chiesto quindi «come possa Gabrielli twittare da Roma su cose che avvengono altrove: prendiamo per esempio gli ultimi eventi calamitosi a Genova, contemporaneamente avevamo problemi nell’Alessandrino, nel Parmense, in Toscana, nella Maremma e allora la comunicazione certificata autenticata e responsabile la deve fare chi è nelle condizioni di conoscere», ha continuato Gabrielli, il quale ha ricordato «la recente polemica di qualche saccente esperto della comunicazione che si è posto la domanda come mai Gabrielli non twitta».

«Abbiamo bisogno che il cittadino conosca la specificità della sua condizione, che, per esempio, quel sottopassaggio non può essere affrontato. Lo capirebbe anche un bambino, ma in questo Paese abbiamo uno stuolo di bambini».

Gabrielli ha infine parlato della sentenza d’Appello sulla Grandi Rischi, che ha assolto 6 dei 7 esperti dell’organo consultivo della presidenza del consiglio che erano stati condannati a 6 anni di carcere ciascuno dal giudice monocratico dell’Aquila, con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose, per aver rassicurato gli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa del 6 aprile. «Siamo interessati a conoscere le motivazioni della sentenza di Appello. Il dispositivo ha ridefinito gli ambiti delle responsabilità, visto che l’unico condannato è stato il vicecapo del dipartimento dell’epoca».

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