Tabaccaio rapinato, quattro arresti

25 Febbraio 2016

Le telecamere incastrano una banda di romeni. Uno si trova ai domiciliari, due sono ancora ricercati dalla polizia

AVEZZANO. Sono stati incastrati dalle riprese delle telecamere di videosorveglianza di un bar. Con quelle immagini, gli uomini della squadra anticrimine del commissariato di Avezzano, coordinati dal vicequestore aggiunto, Paolo Gennaccaro, sono riusciti a dare un volto ai responsabili della rapina ai danni dell’ex professore dello Scientifico, Antonio Pietrucci, dello scorso 30 dicembre.Su disposizione della Procura di Avezzano, Ichim Ionut Rosu, romeno di 30 anni, è stato arrestato e si trova in carcere. Il connazionale Vasilica Popa, 28enne, si trova ai domiciliari. Altre due persone sono tuttora ricercate. Pietrucci, che insieme ai suoi familiari gestisce una nota tabaccheria in via Marconi ad Avezzano, accanto al Baretto e di fronte al liceo Classico Torlonia, come ogni sera, anche il 30 dicembre, aveva chiuso il negozio per tornare a casa. Aveva parcheggiato l’auto come d’abitudine in piazza Mercato e proprio mentre girava l’angolo fu assalito dalla banda di rapinatori. Il tutto si consumò nel giro di pochissimi secondi: due pugni in faccia e il professore cadde a terra. Fortunatamente se la cavò solo con dieci punti di sutura sul volto e alcune contusioni ma sarebbe potuta finire anche molto peggio. La banda riuscì a fuggire, con il borsello di Pietrucci, dove all’interno c’erano solo le chiavi dell’attività commerciale. Non c’era denaro. Solo qualche settimana prima il professore in pensione aveva anche subìto un furto in casa, dove i malviventi erano riusciti a portarsi via l’incasso di diversi giorni del lavoro in tabaccheria. Una somma che si aggirava intorno a diverse migliaia di euro. Rosu è la stessa persona che insieme ad altri 4 connazionali risulta indagato anche per la morte di Pietro Callegari, ucciso l’11 settembre del 2015, dai colpi di pistola sparati da Pietro Catalano, alla Piccola Svizzera, a Tagliacozzo. Oltre al concorso nell’omicidio volontario, aggravato dai futili motivi e al reato di rissa, a Rosu, difeso dall’avvocato del Foro aquilano, Sonia Giallonardo, insieme agli altri connazionali è stato contestato per quell’episodio anche il reato di «avere, in concorso tra loro, illegalmente portato in luogo pubblico una pistola calibro 7,65 e il relativo munizionamento, con la quale Catalano eseguiva l’omicidio».

A metà dicembre del 2015, Popa, invece, era finito in un’inchiesta dei carabinieri di Avezzano, coordinata dal sostituto procuratore dell’Aquila Antonietta Picardi. Insieme ad altri 13 connazionali era stato riconosciuto come membro di un’organizzazione criminale che spaccava vetrine e rubava soldi dalle slot machine e dalle colonnine cambiamonete di numerosi bar. Nel giro di qualche mese erano diventati il terrore di tutti i baristi marsicani.

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