Taccone, idee per la statua

2 Novembre 2017

Sei personaggi dello sport: «Va riportata sul Salviano, lì è iniziata la leggenda»

AVEZZANO. L’annunciato restauro della statua di Vito Taccone innesca un dibattito sul luogo ideale a ospitare il monumento: il valico del monte Salviano dove l’opera fu rubata e danneggiata nel 2014 o un altro spazio della città? Sei personaggi dello sport e del giornalismo avezzanese non hanno dubbi. Perché a loro dire l’opera deve tornare sulla Pietraquaria tanto cara al Camoscio d’Abruzzo, lungo la strada dove è cominciata la sua storia fatta di vittorie e fatica. Taccone, garzone in un panificio, fu scoperto da Righetto Eboli mentre in bici andava a consegnare i carichi di pane a Capistrello, all’epoca raggiungibile in strada solo dal Salviano. «Il luogo deputato a ospitare il monumento è il valico del Salviano», afferma Gianni Paris, il presidente dell’Avezzano calcio che di recente ha intitolato a Taccone la sala stampa dello stadio dei Marsi. «Taccone era uno scalatore e non c’è posto migliore», aggiunge Paris, «ma se proprio dovessi dare un’altra soluzione direi il velodromo».
Dopo anni di dispute, la nuova amministrazione comunale ha deciso di restaurare la statua. Circa 200 chili di bronzo che rappresentano Taccone in sella alla sua bici. Il monumento, dopo il ritrovamento della polizia nell’estate 2014, è da tre anni in uno scantinato del municipio. Con parecchie polemiche. La precedente amministrazione Di Pangrazio, visti i consistenti costi del restauro (15mila euro), voleva affidare il lavoro agli studenti del Liceo artistico. L’autore Bruno Morelli aveva opposto un netto rifiuto, minacciando denunce. A metà ottobre scorso, in occasione del decennale della morte di Taccone, appuntamento dimenticato, è riesploso il caso della statua. Così l’altro giorno il sindaco Gabriele De Angelis ha riunito in Comune l’artista rom Morelli e il figlio del Camoscio d’Abruzzo, Cristiano. L’opera sarà restaurata. Ma Morelli teme che il ritorno sul Salviano possa metterla nuovamente in pericolo. «Il Salviano è la naturale posizione», commenta Alessandro Seritti, presidente dell’Avezzano rugby, «un’alternativa potrebbe però essere piazza Torlonia visto il recupero che si vuole fare dell’area».
Secondo Luca Dominici, l’ex assessore della giunta Floris che volle realizzare la statua, «il monumento a Taccone deve tornare sulla Pietraquaria e il Comune dovrebbe impiegare qualche risorsa per la sua protezione».
«Nell’iniziale progetto», riprende Dominici, «erano previste le telecamere anche a protezione del Parco, poi tutto è tramontato con la fine dell’amministrazione. Sapevamo che poteva essere rischioso mettere la statua in quel posto. Ma i modi per difenderla ci sono, basterebbe seguire l’esempio della statua di Fausto Coppi sul Pordoi. Taccone era uno scalatore e il Salviano frequentato da tanti ciclisti è il posto giusto. Le alternative? Ne ho parlato con Cristiano Taccone: potrebbero essere il velodromo, piazza Torlonia o piazza Cavour, la zona dove è nato il Camoscio».
Si rifà alla storia del campione Gianluca Colabianchi, presidente dell’Avezzano Cycling Team: «La storia insegna che sul Salviano è nata la leggenda di Taccone. L’opera deve tornare sul valico, adeguatamente protetta. Anche perché per i ciclisti il Salviano è una palestra».
Per Nazzareno Di Matteo la decisione spetta «al figlio Cristiano e a Bruno Morelli. Ma l’importante è rendere omaggio al campione che è stato un simbolo di questa città. L’unica alternativa possibile sarebbe il velodromo, magari rilanciando il discorso della Cittadella dello sport».
Condivide l’idea del Salviano il giornalista sportivo Eliseo Palmieri. «Il valico è il luogo ideale perché lì è iniziata la storia di questo illustre personaggio sportivo avezzanese», sostiene Palmieri, «l’alternativa può essere piazza Torlonia, anche se in quell’area stiamo esagerando a metterci un po’ troppe cose, o forse piazza Cavour. Taccone non va dimenticato».
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