Tagli dei fondi, Tar boccia l’Atam

13 Settembre 2014

I giudici amministrativi: «Scarsa qualità del programma artistico e flessione del numero di spettacoli»

L’AQUILA. Una doccia fredda per l’Atam. Il Tar Abruzzo ha definitivamente respinto il ricorso presentato dall’Associazione teatrale abruzzese e molisana contro il ministero per i beni e le attività culturali.

Alla base della diatriba il taglio dei fondi ministeriali, indispensabili per il risanamento della casse dell’Atam, su cui grava un debito da 700mila euro. L’ex presidente dell’Atam Marco Fanfani, oggi al vertice della Fondazione Carispaq, qualche mese fa aveva lanciato un appello «per salvare un’istituzione con 38 anni di attività alle spalle», sottolineando come «il debito accumulato fosse frutto del taglio nei confronti del Fondo unico per lo spettacolo e nel ritardo, da parte dei comuni, dei pagamenti degli spettacoli allestiti dall’Atam». Una mancanza di liquidità che ha prodotto conseguenze negative anche per i 9 lavoratori dell’ente, da mesi senza stipendio. La sentenza del Tar graverà come un macigno su una situazione già al limite.

Il tribunale amministrativo, nel dispositivo di sentenza, evidenzia che «per l’anno 2013 il contributo assegnato all’Atam è stato notevolmente inferiore a quello delle annualità 2011 e 2012 (250mila euro a fronte di 580mila e 581mila euro)», sottolineando come «le attuali disposizioni di legge prevedono dei criteri di determinazione della base quantitativa del contributo da parte del ministero, che viene determinato sulla base delle voci di costo previste nel preventivo finanziario, riconosciute ammissibili, e sulla base della valutazione qualitativa del progetto artistico e delle iniziative».

La sentenza cita, poi, altri parametri di valutazione per l’assegnazione del contributo come il numero di eventi programmati e le giornate recitative e la programmazione degli spettacoli, «che dev’essere articolata su almeno dieci piazze». Quanto alla valutazione negativa da parte della Commissione sul programma dell’Atam, in ordine alla «scarsa qualità del programma artistico e alla flessione del numero delle recite, nonché all’assenza di compagnie di primaria importanza», il Tar parla di «ambito tecnico altamente discrezionale». Questi, in estrema sintesi, i motivi alla base della decisione del Tar di respingere in via definitiva il ricorso contro il taglio dei fondi ministeriali.(m.p.)

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