Tagli occupazionali alla Celi Calcestruzzi: «Colpe del Comune»

3 Maggio 2019

Il consiglio di Magliano non approva il Progetto territoriale «Ritardi di venti anni, diverse attività spostate altrove»  

MAGLIANO DE’ MARSI. Il Comune di Magliano de’ Marsi non approva la variante al Pst (Progetto speciale territoriale) e c’è il rischio di perdere posti di lavoro, oltre ai trasferimenti dalla Marsica di attività. A lanciare l’allarme è la Celi Calcestruzzi spa, realtà imprenditoriale che opera nel settore dell’estrazione e della lavorazione di inerti, della produzione di prefabbricati e premiscelati per l’edilizia ed altre attività, che a oggi conta oltre 120 dipendenti e diverse sedi distaccate nella provincia dell’Aquila. Tutto nasce dal fatto che uno dei tre Comuni interessati dal Progetto speciale territoriale, Magliano, a differenza degli altri due (Avezzano e Massa d’Albe), non ha ancora proceduto a predisporre gli strumenti attuativi da sottoporre alla Regione. Ciò doveva avvenire entro i 6 mesi di tempo stabiliti dalla data di approvazione del Pst. Eppure il Piano è stato approvato dalla Regione nell’ormai lontano agosto del 1997, e cioè 22 anni fa.
«Un ritardo ingiustificabile», dichiara il portavoce della Celi e responsabile delle comunicazioni esterne, Benedetta Paone, «l’amministrazione comunale avrebbe dovuto porre rimedio a questa situazione nel corso del consiglio comunale del 17 aprile scorso, discussione che per la seconda volta non è stata avviata a causa della mancanza del numero legale dopo l’abbandono dell’aula da parte della maggioranza. Contrariamente a quanto riportato dagli organi di stampa, il punto all’ordine del giorno in discussione non riguardava le cave e l'impianto di compostaggio, oltretutto ricadente nel Comune di Massa d’Albe, ma la regolarizzazione, la regolamentazione e la pianificazione urbanistica di attività industriali operanti dal 1976 e le relative aree, benché sulle stesse vengano regolarmente pagate le tasse comunali previste».
«Dopo anni di attesa», aggiunge la portavoce, «nonostante non fosse un obbligo dell’azienda, per accelerare i tempi, di concerto con l’Ufficio tecnico abbiamo presentato in Comune una proposta di variante volta all’attuazione di quanto richiesto dal Pst. A causa di questi ritardi, che durano da più di un ventennio», sottolinea la Paone, «la nostra società ha dovuto delocalizzare diverse delle proprie attività con investimenti aggiuntivi e perdite occupazionali notevoli per questo territorio. Considerato quanto è accaduto nella seduta del consiglio comunale, non si riescono a capire i motivi che hanno spinto i consiglieri di maggioranza a un comportamento così irresponsabile e inadeguato nei confronti del territorio e delle società interessate a tale argomento. Per tale motivo», continuano dall’azienda, «ci siamo visti costretti, nostro malgrado, a rivolgerci al Tar Abruzzo, dove è stato già depositato un ricorso per chiedere la nomina di un commissario ad acta e l’intervento diretto della Regione, per la definizione di quanto doveva essere fatto dalle amministrazioni comunali di Magliano. Disattendere questi obblighi», conclude la portavoce, «significa generare problemi di regolarizzazione e pianificazione con inequivocabili ricadute occupazionali, lasciando al buon senso del singolo operatore la salvaguardia di questi indicatori economici e sociali».
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