Tagliati i posti a Medicina «È un altro colpo alla città»

11 Luglio 2015

Un decreto del governo li riduce del 10%: da 120 a 92 e scatta la protesta Poi risale fino a 115, ma è un profluvio di critiche: avvantaggiata la costa

L’AQUILA. Da 120 a 92, poi di di nuovo su, fino a 115. Non è solo un balletto di cifre quello di ieri sulla vicenda della facoltà di Medicina, a cui il Ministero, con decreto numero 463 del 3 luglio 2015, avrebbe ridotto i posti per gli studenti drasticamente, prima di ripensarci e parlare di “refuso” e di “errore tecnico”. Per la direttrice del dipartimento di Medicina dell’Ateneo aquilano, Maria Grazia Cifone, è molto di più: «È un chiaro tentativo di penalizzare un territorio, una volontà politica precisa di portare via i pezzi all’Aquila, a favore della costa, e in questo caso dell’Università di Chieti-Pescara».

Inizialmente, infatti, il taglio del ministero sui posti per l’accesso a Medicina doveva essere in Abruzzo del 10%, con una ripercussione del 30% sull’Ateneo dell’Aquila. L’allegato 4 al decreto prevedeva, infatti, che L’Aquila passasse da 140 a 98 studenti a fronte di un aumento da 170 a 180 posti assegnati a Chieti-Pescara.

Un «disegno» come lo chiama la Cifone che sarebbe confermato da un precedente. «Una cosa di cui nessuno ha parlato finora», spiega. «Prima della pubblicazione del decreto ci era giunta voce che per Odontoiatria era previsto un taglio da 25 a 10 posti. Un taglio inaccettabile contro il quale ci siamo scagliati da subito, ottenendo una rettifica: siamo passati, infatti da 25 a 20 posti, con un calo di soli cinque studenti. È possibile che il ministero faccia tutti questi errori? Oppure dobbiamo pensare che ci sia un disegno a lungo termine? Che il vento stia soffiando dalla montagna alla costa?». Dubbi legittimi, anche secondo il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, che entra più nello specifico, alla ricerca dei responsabili: «In sede di Conferenza Stato Regioni, sono le Regioni che comunicano al ministero della Salute le esigenze dei diversi Atenei. È precisa responsabilità della Regione Abruzzo, dunque, l’incredibile penalizzazione dell’Aquila rispetto a Chieti». Vuole vederci chiaro anche la senatrice, Stefania Pezzopane, che ha annunciato un’interrogazione parlamentare: «Nessuna penalizzazione e nessun errore può essere ammesso», dice, «qualcuno sta mettendo a dura prova la resistenza degli aquilani». Più sereni sembrano, invece, il sindaco, Massimo Cialente, e la rettrice, Paola Inverardi che ringraziano il ministro Giannini «per l’ulteriore manifestazione di attenzione che ha riservato alla nostra Università, in questa fase drammatica della nostra storia». Sconcertati per quanto accaduto anche l’onorevole Filippo Piccone, che però afferma di non essere meravigliato dalla «scelta della Regione Abruzzo di penalizzare l’Ateno della nostra Provincia»; il capogruppo di Forza Italia in Comune, Guido Liris, che parla di «omicidio premeditato: il governo regionale vuole la morte dell’Aquila»; il capogruppo di L’Aquila città aperta, Emanuele Imprudente, che esprime «rabbia e indignazione» e Leonardo Scimia, aquilano dirigente nazionale di Azione universitaria. Certo è, come spiega la stessa Cifone, che «meno posti per l’accesso all’Università corrispondono a meno posti letto all’interno dei reparti dell’ospedale». Il dubbio resta: che il vento stia soffiando dalla montagna alla costa?

Michela Corridore

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