Taglio del nastro al liceo Cotugno ma gli studenti scendono in piazza

Il presidente della Provincia: «Edificio restituito in ogni dettaglio». Ma si rientrerà solo a fine gennaio Calvisi (delegato all’edilizia scolastica) lancia accuse ai manifestanti: «Sono aizzati da cattivi maestri»
L’AQUILA. Non c’è pace per le aule del Cotugno. Dalle classi comunicanti degli anni ’90 della storica sede sotto i portici (lo studente che andava al bagno lo rendeva noto ad almeno altre 80 persone, dovendo aprire e chiudere ogni volta tra le 4 e le 5 porte, interrompendo le altrui lezioni) fino allo spezzatino post-terremoto, la tradizione si perpetua. Anche nel giorno dell’atteso taglio del nastro (dopo 5 anni) per ottenere l’agibilità della struttura di Pettino del Liceo, alla soddisfazione della Provincia (col presidente Angelo Caruso e il delegato all’edilizia scolastica Vincenzo Calvisi) fa da contraltare la protesta della comunità studentesca che esprime dubbi sulla reale utilizzabilità dell’immobile, sui tempi e i modi del rientro.
i nodi
In realtà, fanno osservare gli studenti, solo il piano più alto è utilizzabile: 16 classi, senza palestra, né aula magna, né possibilità di far tornare presidenza e segreterie. Questo significa che potrà rientrare nella sede storica solo uno dei quattro indirizzi del Cotugno, con ogni probabilità il Classico (oggi in via Madonna di Petttino) o il Linguistico, mentre resteranno nei Musp gli altri (Musicale a Colle Sapone e Scienze Umane in via Madonna di Pettino). Dei circa 1.200 studenti, dunque, meno di 300 potranno usufruire della nuova sede. Poco cambierebbe, insomma, rispetto allo “spezzatino” di cinque anni fa. In ogni caso, non è certo neanche che uno solo degli indirizzi possa tornare a gennaio nella sede storica, come promesso diverse volte dalla Provincia. Bisognerà infatti trovare il modo, eventualmente, di isolare il piano superiore dai piani più bassi dove dovranno continuare i lavori.
i costi
L’importo complessivo dell’intervento è stato di circa 5 milioni, di cui 2,8 per il miglioramento sismico delle strutture, 1,7 per nuovi impianti e l’adeguamento antincendio, infine uno stanziamento di 500mila euro per le opere di finitura, gli infissi, i nuovi bagni e l’installazione di un ascensore. Manca l’arredo. Eppure, sul sito della Provincia nel 2018 è stato pubblicato l’avviso per individuare l’area dove costruire la nuova sede unica. Per il polo dei licei Classico, Scienze Umane, Linguistico e Musicale sono stati assegnati dal Miur 13 milioni, con delibera Cipe. Il sito, tuttavia, a oggi ancora non è stato individuato e il finanziamento non è stato utilizzato. Si è scelto, invece, di sistemare la vecchia sede coi soldi della Provincia, ma a 5 anni dall’inizio dei lavori neanche quest’ultima può ancora ospitare tutti gli studenti. Per questi motivi Alessandra Migliozzi e Federico Mastropietro, rappresentanti d’istituto, parlano di «inaugurazione “fake”, finalizzata a non riconsegnare alla città e al mondo-scuola una struttura adeguata e completa, riacquisendo una credibilità ormai persa da troppi anni ma, come è facilmente intuibile, architettata in chiave elettorale». Insomma, questione tutt’altro che risolta.
la provincia
Oltre a Caruso e Calvisi, il centrodestra schiera l’assessore regionale Guido Quintino Liris, il vicepresidente vicario del consiglio regionale Roberto Santangelo, l’assessore comunale Vito Colonna oltre a Francesco De Santis e Luca Rocci. Il presidente della Provincia parla di «edificio ripristinato in ogni dettaglio», non negando alcuni aspetti da risolvere come «la mancanza di arredi e accessori che arriveranno a mano a mano che si andrà avanti con il rientro». Ma assicura che i tempi, da concertare con la preside, al suo fianco nel tagliare il nastro, «saranno brevi». Si punta a far tornare tutte le classi a Pettino entro gennaio. Meno diplomatico il delegato Calvisi, che accusa i ragazzi di essersi fatti manovrare da alcuni «cattivi maestri», ma senza fare nomi. Del clima natalizio, allora, coi nastri tricolori da una parte e gli striscioni di protesta dall’altra, resta solo l’aria di neve.
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