Tamponi e tracciabilità per tutti gli operai

Le proposte per i cantieri post-sisma emerse nel confronto tra il Comune e le associazioni di categoria
L’AQUILA. Sottoporre al test del coronavirus tutte le maestranze che arrivano da fuori regione, in particolare dalle zone rosse. E seguire un protocollo epidemiologico per tracciare gli spostamenti evitando il ritorno a casa. Come? Ospitando gli operai che lavorano ai cantieri della ricostruzione negli alberghi aquilani. Su queste due proposte si sono confrontati, ieri mattina, in videoconferenza, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, l’assessore alla ricostruzione Vittorio Fabrizi e i rappresentanti di Ance, Confindustria, Cna e Api.
Ma c’è anche un secondo ordine di problema da affrontare dopo il 3 maggio, quando ripartirà il settore edile: l’applicazione, nei cantieri, delle misure di tutela della salute dei lavoratori, che comporteranno maggiori oneri per le imprese impegnate nella ricostruzione post-sisma. In una lettera inviata al premier, Giuseppe Conte, al ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e al commissario straordinario per la ricostruzione, Giovanni Legnini, Biondi ha chiesto «un tempestivo provvedimento normativo, che consenta di riconoscere questi maggiori oneri, che verranno determinati con modalità e procedure che il ministro avrà certamente valutato».
Una norma che il sindaco definisce «doverosa» e che «dovrebbe essere prevista in uno dei primissimi decreti in scrittura o in conversione, al fine di consentire la più rapida e ordinata ripresa delle attività».
TAMPONI AGLI OPERAI. La prima ipotesi va nella direzione di sottoporre a test tutte le maestranze che vengono da fuori regione o dalle zone rosse individuate in Abruzzo, «in modo da avere la certezza», ha chiarito Biondi, «di chi va a lavorare nei cantieri e dell’assenza di pericolo di contagio».
L’altra idea è quella di tracciare gli spostamenti degli operai edili «prevedendo, per chi viene da fuori Abruzzo, o dalle zone rosse», evidenzia Biondi, «la permanenza nella città dell’Aquila al fine della valutazione dei contatti e per evitare che il ritorno a casa possa costituire un rischio di contagio da Covid-19. Le maestranze potrebbero essere ospitate nelle strutture ricettive cittadine e del territorio per dare un’iniezione di liquidità e di economia a questo comparto, che sta subendo, in maniera particolare, gli effetti della crisi».
Non è stato chiarito, tuttavia, chi dovrebbe far fronte alle spese di pernottamento degli operai edili negli alberghi.
VALUTAZIONE DEL RISCHIO. Le associazioni di categoria e la Asl, nei prossimi giorni, predisporranno un documento di valutazione del rischio delle lavorazioni: una “cornice” per fare una graduatoria degli interventi più rischiosi nei cantieri, sotto il profilo sanitario e del contagio, riavviando per gradi le attività più sicure.
Gli imprenditori edili e le associazioni di riferimento chiedono tutela per i processi di riavvio dei cantieri della ricostruzione e hanno posto con forza l’incognita delle maggiori spese, che le imprese dovranno sostenere, per applicare i protocolli e il distanziamento tra i diversi lavoratori.
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