Tamponi e vaccini per i profughi Ecco il piano sanitario dell’Asl

In provincia eseguiti 449 test (di cui 8 positivi) e 69 dosi nei tre hub di Bazzano, Avezzano e Sulmona Giansante: «Con la registrazione viene fornito un codice per la vaccinazione e l’assistenza medica»
L’AQUILA. Non solo alloggi e aiuti. Gli ucraini in fuga dalla guerra verso l’Italia hanno fatto scattare anche un’accoglienza sanitaria. Un sistema recentemente sperimentato con i rifugiati afghani portati in salvo nel nostro Paese. Nel giro di sei mesi, infatti, la provincia dell’Aquila si è trovata a dover fronteggiare due diverse emergenze umanitarie, senza tralasciare l’importante aspetto sanitario legato alla pandemia che sta riprendendo piede per effetto di una maggior contagiosità della sottovariante Omicron 2. Sono 449 i profughi ucraini che si sono sottoposti al tampone Covid nei tre hub della provincia allestiti nei centri vaccinali di Bazzano per l’area aquilana; di Avezzano per la Marsica e di Sulmona per la Valle Peligna e l’Alto Sangro. Di questi otto sono risultati positivi al coronavirus facendo scattare il protocollo sanitario. Mentre sono 69 i rifugiati che finora si sono sottoposti al vaccino contro il Covid. «I profughi ucraini che arrivano in provincia dell’Aquila devono recarsi nei tre hub vaccinali di Bazzano, Avezzano e Sulmona, in base alla competenza territoriale», spiega il responsabile dell’unità di Igiene e Sanità pubblica della Asl1, Enrico Giansante, «dove avviene l’identificazione e la registrazione da parte degli agenti della questura indispensabili per l’attribuzione del codice Spt, una specie di tessera sanitaria temporanea utile agli straniero identificati, ma privi di permesso di soggiorno per ricevere le prestazioni sanitarie essenziali. Contestualmente», prosegue Giansante, «i profughi ucraini vengono sottoposti al test rapido per il Covid. Anche se il tampone è negativo sono comunque tenuti a osservare cinque giorni di quarantena al termine dei quali vengono sottoposti a un secondo test e poi alla vaccinazione. In caso di positività vengono isolati nelle strutture in cui sono stati accolti. Se ospitati in famiglia, invece, vengono fornite loro tutte le istruzioni sanitarie necessarie». L’accoglienza sanitaria per la popolazione in fuga dalla guerra che ha trovato rifugio nel nostro territorio è sta messa a punto dalla collaborazione tra la Asl provinciale, la Prefettura, la questura, i Comuni e la Protezione civile regionale con il sostegno della associazioni impegnate nell’accoglienza. «Le procedure stanno funzionando abbastanza bene», aggiunge il responsabile dell’unità di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl, «al momento la nostra priorità è la vaccinazione contro il Covid poiché l’Ucraina con il 35% di popolazione immunizzata è tra le più basse in Europa. Successivamente si dovrà pensare anche alle vaccinazioni obbligatorie soprattutto per i bambini che si troveranno a frequentare le nostre scuole», conclude Giansante, «una verifica di cui si occuperà l’azienda sanitaria locale, con la collaborazione dei pediatri».
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