Tamponi, il totale sfiora quota 23mila

8 Dicembre 2020

Il bilancio dei controlli di massa si attesta poco sotto le previsioni Biondi: campione soddisfacente, altri 7.500 test rapidi per le scuole

L’AQUILA. Con 23mila tamponi effettuati e 54 positivi emersi si è chiuso lo screening di massa del Comune dell’Aquila. È mancato poco per toccare la quota dei 25mila test, che era considerata ottimale, ma il risultato finale rappresenta comunque un campione soddisfacente, secondo il sindaco Pierluigi Biondi, che ha tirato le somme delle cinque giornate dedicate al rilevamento fra la popolazione aquilana, definito un modello da esportare. Intanto, si consolida la curva discendente dei contagi, con 12 nuovi casi in città, rispetto ai 59 dell’intera provincia. Biondi annuncia che altri 7.500 tamponi rapidi, richiesti all’Agenzia regionale della Protezione civile, saranno destinati al personale della scuola e ai parenti dei degenti delle case di cura. Ringrazia tutti, il sindaco, ma sottolinea anche come il grande sforzo organizzativo dello screening sia ricaduto soprattutto sulle spalle del Comune. I NUMERI DELLA CAMPAGNA. Alla fine della quinta giornata di test fra i cittadini, il numero dei tamponi effettuati supera di poco i 23mila: tra questi, solo 54 sono risultati positivi e altri 14 invece sono dubbi. «Un dato che sembrerebbe stridere con l’immagine di assoluta emergenza sanitaria emersa negli ultimi due mesi», ha sottolineato il sindaco, «ma che può essere spiegato sia con gli effetti del lavoro sanitario di tracciamento, sia con le restrizioni messe in atto. Un’altra lettura è che probabilmente si è sottoposta al test la parte più coscienziosa della popolazione, quella che ha sempre rispettato le misure di contenimento». L’organizzazione dello screening è stata molto complessa e ha comportato l’investimento di risorse economiche, di personale e logistiche: in tutto hanno partecipato 360 persone, tra medici, infermieri, dipendenti comunali, delle partecipate, dell’Usra, di Abruzzo Engineering e volontari. Sono stati effettuati 600 interventi di sanificazione delle sedi e distribuiti 1.000 pasti agli operatori. Per quanto riguarda i materiali, sono stati acquistati 90 portatili, 60 stampanti, 60 lettori ottici, 60 mouse, cancelleria, divisori in plexiglass.
BIONDI RINGRAZIA. «Desidero ringraziare i cittadini che si sono sottoposti allo screening», ha aggiunto il sindaco, «che non lo hanno fatto solo per loro, ma hanno capito che era importante dare una risposta alla comunità. Ringrazio anche la Regione Abruzzo, l’Agenzia regionale della Protezione civile, l’Agenzia sanitaria regionale, l’Asl, la Provincia dell’Aquila per le palestre, il prefetto, la Questura, l’Università, l’Ordine dei medici e l’Ordine degli infermieri per i sanitari, senza i quali non sarebbe stato possibile svolgere questa attività, il comando provinciale dei carabinieri per i drive-in, Dante Labs, la Croce rossa italiana, la Federazione italiana tabaccai, i volontari».
LA NOTA POLEMICA. «È stata scritta una pagina importante per la nostra città», secondo il sindaco, «un esperimento che non ha pari nel resto d’Italia», ma ricaduto soprattutto sulle spalle del Comune. Biondi ha citato le parole della canzone “Il testamento” di Fabrizio De Andrè: “Quando si muore si muore da soli”, per rispondere alla domanda sul supporto arrivato dall’Agenzia regionale della Protezione civile e dall’Asl, rimarcando poi: «È venuto a trovarci il direttore sanitario di Teramo, Brucchi». È arrivata anche la replica alle associazioni di volontariato, che non hanno partecipato all’iniziativa, e alla Cgil: «Il volontariato interviene nel momento in cui il pubblico non riesce a fare le cose cui è deputato e noi avevamo chiesto al volontariato di fare attività di accettazione e refertazione. Operazioni che si possono fare tranquillamente pur non essendo sanitari, in ossequio al manuale sulla sicurezza curato dall’ingegnere Maurizio Ardingo». Duro l’attacco alla Cgil, «non in generale», ha precisato Biondi, «ma alla parte meno nobile, quella che fa politica e non sindacato. Rimarranno alla cronaca di questa emergenza avendo portato come elemento di dibattito solo due cose: la vicenda dei buoni pasto per i dipendenti in smartworking, definita da una circolare scellerata del ministro Dadone, e poi il caso del personale comunale costretto a manipolare sostanze pericolose. Lasciatemelo dire, Di Vittorio si sarebbe rivoltato nella tomba».
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