Tangenti in cambio di favori, 3 indagati

Imprenditore e dirigente accusati di corruzione: 1.500 euro per evitare di pagare l’Imu. Il legale: «Grosso equivoco»
AVEZZANO. Un presunto giro di tangenti in Comune ad Avezzano, in cambio di sconti sulle tasse. Tre gli indagati. Tutto ruota attorno a una conversazione telefonica intercettata dalla Guardia di finanza: Ferdinando Di Silvio, 43 anni, di Avezzano, arrestato l’altro giorno con le accuse di usura ed estorsione, è anche coinvolto in una vicenda di possibili favori per evitare di pagare (o pagare di meno) le imposte comunali, dietro l’elargizione di somme di denaro. Vantando conoscenze, e una certa influenza negli uffici comunali, il presunto usuraio si è offerto di fare da intermediario tra un contribuente in difficoltà economica – poiché vittima di usura – e un funzionario pubblico compiacente che avrebbe accettato la mazzetta per elargire qualche favore. Vicenda che è emersa durante l’inchiesta che l’altro giorno ha portato in carcere Di Silvio. Nei guai sono finiti C.D.B., imprenditore di Trasacco, assistito dall’avvocato Leonardo Casciere, e un dirigente del Comune, difeso dall’avvocato Crescenzo Presutti. C.D.B. è indagato per corruzione, l’altro per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.
L’avvocato Presutti parla «di grosso equivoco» e ha presentato una memoria difensiva. «Reputiamo di aver reso all’autorità inquirente i dovuti chiarimenti volti a condurre all’archiviazione», dice Presutti.
L’imprenditore, proprietario di un immobile ad Avezzano, avrebbe consegnato nelle mani di Ferdinando Di Silvio una somma di 1.500 euro in contanti per ottenere la cancellazione di quanto dovuto al Comune per il pagamento delle imposte (parliamo ovviamente di un importo ingente). Somma che, secondo chi indaga, doveva servire a corrompere qualche funzionario comunale compiacente e a “comprare”, dunque, un suo ritocco a penna sulla cartella da pagare. In cerca di riscontri, nei mesi scorsi i finanzieri, guidati dal capitano Luigi Falce, si sono presentati prima negli uffici di via Vezzia sequestrando tutti i fascicoli digitali relativi al calcolo dell’Imu e poi a casa dei sospettati per eseguire perquisizioni. L’attività investigativa è coordinata dal procuratore Maurizio Maria Cerrato.
Sono due, dunque, i filoni d’indagine.
Intanto, è in agenda per oggi l’interrogatorio di garanzia di Ferdinando Di Silvio, difeso dall’avvocato Pasquale Milo.
L’attività investigativa trae origine da un arresto, per i medesimi reati di usura, eseguito a dicembre del 2022 nei confronti di Cristian Di Silvio (36), cugino di Ferdinando. Secondo l’accusa della procura, il 43enne della locale comunità rom, fermato mercoledì mattina mentre faceva colazione in un bar della città, ha prestato soldi a strozzo a un benzinaio marsicano.
Come accertato dai finanzieri, il benzinaio era sottoposto al pagamento di interessi usurari dell’800% annuo che hanno visto un capitale iniziale di 90mila euro arrivare a somme esorbitanti. Interessi che venivano calcolati sugli interessi in maniera tale da rendere impossibile l’estinzione del debito. Una pratica perversa di calcolo poi sfociata in continue e martellanti pressioni psicologiche. L’imprenditore, oramai esasperato (era sotto torchio almeno dal mese di agosto dello scorso anno), si è rivolto alla Finanza. Nella vicenda, seppur marginalmente, è finito anche un avvocato di Avezzano. Il giorno dell’arresto di Di Silvio il legale ha ricevuto la visita dei finanzieri che, in cerca di prove di reato, lo hanno invitato a esibire degli atti. Al momento non indagato, il professionista avezzanese avrebbe difeso il presunto strozzino in un atto civilistico. Nel suo studio, sospettano gli investigatori, sarebbe avvenuto il passaggio di una somma di denaro in maniera illecita.
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