Tanta fantasia nelle intercettazioni: «Porta con te una decina di rose»

Le intercettazioni sia telefoniche che ambientali, disposte dal pm Roberta D’Avolio (nella foto a sinistra), sono state molto importanti per indurre il gip a dar corso agli arresti. Gli indagati...
Le intercettazioni sia telefoniche che ambientali, disposte dal pm Roberta D’Avolio (nella foto a sinistra), sono state molto importanti per indurre il gip a dar corso agli arresti. Gli indagati usano il solito linguaggio criptico, ma per i carabinieri non è difficile decifrare le frasi degli sms. «Porta con te una decina di rose», dice uno egli assuntori rivolgendosi a Enver Fusha, frase allusiva alla consegna di altrettante dosi di droga, per lo più cocaina e hascisc. «Massera c’ho già due ragazzi prenotati», dice un indagato a un complice, «non rifare come sempre». Il riferimento, evidentemente, è a qualche richiesta inevasa in precedenza.
Non sempre la qualità era gradita. In una circostanza Blendar Shehaj critica, con un interlocutore, il fatto che una terza persona non abbia apprezzato la qualità dello stupefacente «né per fumarlo né per pipparlo», frasi condite talvolta con qualche imprecazione.
In un’altra conversazione si usa la parola birra al posto di droga. «Se ci vogliamo fare una birra», dice uno degli spacciatori, «ce la facciamo, sennò... ma una birra, però, non è che possiamo fare partite, bilanci, impicci». Tra le altre espressioni allegoriche che non beffano i carabinieri c’è quella di un consumatore che dice di stare «con due ragazze» dove le due ragazze sono altrettante confezioni di droga.
«Non vi è dubbio», scrive il gip nel provvedimento, «sulla genuinità delle operazioni di intercettazione e che i termini inquadrati nel contesto hanno un significato che, dati i rapporti, non hanno altra spiegazione se non quella dello stupefacente». Da segnalare, comunque, che le perquisizioni nelle case degli indagati non hanno dato alcun esito.

