Tanti i casi in Abruzzo, l’ultimo a Teramo Ma i controlli attuali sono scrupolosi
AVEZZANO. La sentenza della Corte d’Appello dell'Aquila, per i due casi marsicani, fa giurisprudenza e apre a una probabile sequela di denunce dello stesso genere. Nel territorio sarebbero già stati...
AVEZZANO. La sentenza della Corte d’Appello dell'Aquila, per i due casi marsicani, fa giurisprudenza e apre a una probabile sequela di denunce dello stesso genere. Nel territorio sarebbero già stati segnalati almeno altri dieci casi di persone contagiate con le trasfusioni prive di controlli. Oltre all’epatite C potrebbero esserci stati, soprattutto negli anni Settanta, casi di Hiv rimasti nascosti. E il fatto che il Ministero sia stato riconosciuto colpevole per il danno procurato, nonostante all’epoca dei fatti le informazioni su questo tipo di malattie infettive fossero ancora parziali e il quadro normativo incompleto, potrebbe causare una raffica di denunce nei confronti dello Stato e in particolare del ministero della Salute. Diversi i risarcimenti già accordati in Abruzzo. L’ultimo caso, di pochi giorni fa, a Teramo: gli eredi di un paziente morto dopo una trasfusione dovranno avere un milione di euro. A Pescina, nel 2003, una persona, a causa di alcune trasfusioni di sangue infetto, i familiari di una persona hanno ottenuto un risarcimento di 500mila euro per danni morali. A Carsoli un 53enne infettato nel 1982 ha ottenuto invece 280mila euro di risarcimento. Dopo l’importazione in quegli anni, senza alcun controllo, da parte della sanità italiana di grosse quantità di emoderivati anche da paesi considerati a rischio ci sono stati ben 2.000 casi di contagi con i virus Hiv, Hcv e Hbv. Ma con le normative vigenti i controlli sono molto scrupolosi e i rischi sono limitatissimi.

