Targa sbagliata: Taccone senza pace Scoppia la polemica, subito rimossa

Compaiono errori grammaticali e un “accostamento” agli attentati terroristici alle Torri Gemelle di New York Voluta sul Salviano per ricordare il furto della statua. Il Comune: «Non era ancora pronta per essere svelata»
AVEZZANO. Non c’è ancora pace per Vito Taccone. A nemmeno un mese dall’inaugurazione del monumento in memoria del campione, ora è scoppiata la polemica sull’epigrafe posta sul basamento che ospitava la vecchia opera sul Monte Salviano. Sono stati alcuni scivoloni grammaticali a sollevare il caso. Ma l’epigrafe, questa la posizione ufficiale del Comune di Avezzano, non era ancora pronta per essere svelata. Anche le foto pubblicate sui social mettono in evidenza il piccolo drappo giallo che nascondeva la targa incriminata. Ma l’epigrafe, donata dall’artista Bruno Morelli, è comunque sbucata fuori e il dibattito ha impiegato poche ore per alimentarsi. Tanto da spingere il Comune alla rimozione immediata, in attesa che venga posizionata la versione «corretta e condivisa con gli amministratori», specificano da Palazzo di città. Le foto della targa, che vuole lanciare un monito contro gli atti vandalici (in virtù del furto e del danneggiamento subìto dalla vecchia statua), hanno iniziato a girare sui social e nelle chat dalla tarda mattinata. Le critiche hanno riguardato un assurdo accostamento alla tragedia delle Torri Gemelle e alcuni refusi riportati nel testo, tra cui la parola “Grounde”. Il primo a postare l’immagine è stato il consigliere comunale Tiziano Genovesi, che ha parlato senza mezzi termini di «monumento all’ignoranza della maggioranza Di Pangrazio». Critica anche Lorenza Panei (Pd): «Davvero si vuole paragonare una tragedia simile a ciò che si è scritto?». L’ex assessore regionale Ezio Stati: «I segni dell’efferata barbarie abbattuta su di lui come un cristo flagellato? Credevo fosse la lapide di un eccidio nazista». Per la maggioranza, entra a gamba tesa Nello Simonelli: «Non è l’amministrazione a fare determinati errori, perché c’è un esecutore dei lavori che deve avere la massima cura nell’eseguirli. E non lo ha fatto. Prendo l’impegno di recarmi personalmente ad accertare chi ha eseguito questo improperio per pretendere che la targa sia sostituita». Ma non si è fatta attendere la replica di Bruno ed Eleonora Morelli, gli artisti che hanno curato il restauro del monumento di Taccone: «Ci giunge nuovo il disappunto e l’indignazione di qualche consigliere che evidentemente trova spunto per attaccare l’amministrazione in carica, non capendo appieno il contenuto di quella che è una interpretazione artistica: la comparazione concettuale tra il grande vuoto delle Torri Gemelle e il grande vuoto procurato dal terrorismo vandalico. Perciò la targa contornata dalla corona di filo spinato stava a ribadire il significato di quel masso, una volta piedistallo dell’opera, ancora presente e provocatorio». E ancora: «Gettare fango in questo modo così becero e zotico la dice lunga, non vedevano l’ora di trovare il cavillo sul quale fare leva, quasi a voler cancellare invece tutto ciò che di buono (e con estrema fatica) è stato fatto».
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