Tari, gli errori fanno lievitare la tariffa

Nel Piano finanziario Asm una “svista” da 700mila euro. Il nuovo strumento ora è al vaglio dell’assessore Di Stefano
L’AQUILA. «Nel Piano finanziario dell’Asm c’è un errore che salta agli occhi più di altri e che l’Azienda e il Comune, proprietario della Spa al 100%, si portano dietro dal 2013». Parliamo di circa 700mila euro. Entro breve – per fine febbraio il Comune deve approvare il bilancio – l’amministrazione comunale dovrà vagliare il Piano finanziario dell’Asm, che è già allo studio dell’assessorato al Bilancio guidato da Annalisa Di Stefano. E ha un bel da fare, visto che all’Aquila si paga la Tari più alta d’Italia e la più bassa per banche e ospedale.
Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio regionale per la Tari, voluto dalla Confcommercio, il costo della differenziata nel Piano finanziario dell’Asm del 2013, riferito al 2012, è di 79.149 euro; dei rifiuti solidi urbani è di 4.033.841 euro, per un totale di 4.112.990 euro. L’Asm, invece, nel Piano finanziario ha dichiarato 4.824.783 euro.
«Il problema», fa notare l’Osservatorio, «è che la situazione in questi anni è sfuggita di mano al Comune, che non ha solo il dovere, ma l’obbligo, in base al contratto di servizio, di controllare le attività e i bilanci delle società partecipate, inclusa l’Asm. Un altro esempio: nel Piano finanziario 2013, riferito al 2014, ci sono stati 29.437 tonnellate di rifiuti indifferenziati e i costi del trattamento sono stati di 1.238.393 euro. Nel 2014, riferito al 2013, ci sono 4.000 tonnellate in meno di indifferenziata, rispetto all’anno precedente; ma i costi dichiarati per il trattamento e smaltimento sono 3.239.500 euro. Vuol dire che pur in presenza di una diminuzione di 4.000 tonnellate», fa notare l’Osservatorio Tari, «c’è stato un aumento del 161% dei costi. Come si spiega? All’Asm c’è un cda, poi c’è il collegio sindacale, poi i revisori dei conti; e per il Comune ci sono la Commissione bilancio e la Commissione garanzia e controllo. Possibile che queste cose siano sfuggite a tutti?».
Uno dei punti deboli rilevati dall’Osservatorio, è nelle grandi strutture. «C’è un’ordinanza dell’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che obbliga le grandi utenze alla raccolta differenziata», spiega Edoardo Jakubowski, dell’Osservatorio Tari, «e alcune di queste grandi utenze sono Enel, supermercati, Strinella 88 e l’ospedale. Quest’ultimo, con 400 posti letto, in 2 giorni e mezzo produce, solo di indifferenziata, l’equivalente di quanto produce una famiglia di 4 persone in un anno. Di tutto questo l’Asm è al corrente, ma non ha mai fatto nulla». Tutto ciò che non viene pagato dalle grandi utenze, ricade sui cittadini, che stanno pagando solo il 75% circa della tariffa, perché il Comune attinge il restante 25% dal fondo straordinario assegnato annualmente dal governo. Il quale fondo, però, è sceso da 26 milioni del 2013, a 10 milioni per il 2018. Intanto la Rd ha una crescita media annua, nonostante il porta a porta, del 2,57%: quasi nulla.
Ma c’è anche un altro aspetto: il contratto di servizio, scaduto nel 2016, tra il Comune e l’Asm, impegnava l’Azienda, in base all’articolo 15.9 del contratto di servizio stesso (2008-2013, prima del rinnovo fino al 2016) per una raccolta differenziata non inferiore al 40% entro il 31 dicembre 2009. Questo prima del terremoto. E in base all’articolo 31 del contratto di servizio, lo stesso era passibile di rescissione da parte del Comune. «Nulla di tutto questo è stato fatto, in barba ai cittadini che, inconsapevoli, continuano a pagare le tariffe più alte d’Italia», conclude Jakubowski. «E per questo motivo le tariffe sono destinate ad aumentare».
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