Tarquinio: valorizzare il patrimonio storico

17 Gennaio 2018

Dibattito sul futuro dell’Archivio di Stato, il musicologo avezzanese rivolge un appello al Comune

AVEZZANO. Nel dibattito sul futuro dell’Archivio di Stato e della storia locale, sollevato da un articolo di Filippo Fabrizi, interviene il musicologo Gianluca Tarquinio. «Ad Avezzano», sottolinea il professor Tarquinio, «ci sono tre importanti archivi che conservano fondamentali documenti utili per ricostruire la storia della città e dell’intera Marsica: l’archivio storico del Comune, quello del Genio civile e quello della diocesi. È opinione generalizzata che a causa del terremoto del 1915 sono scomparsi gli avezzanesi – ma qualcuno lo ha verificato? – e che essendo stata ripopolata da gente forestiera quest’ultima non avrebbe interesse alla storia della città che quindi sarebbe stata anch’essa cancellata con il sisma: assurdo, la storia non si cancella. Come in molti sanno, la sezione avezzanese dell’Archivio di Stato dell’Aquila nacque più per intenti politici che per vere esigenze storico-culturali e giustamente Fabrizi ricorda che gli accordi iniziali prevedevano dei miglioramenti che non si sono mai concretizzati. Personalmente allargherei lo sguardo. Le amministrazioni comunali di Avezzano hanno veramente avuto o hanno una pianificazione culturale di ciò che gli compete o tutto è lasciato alle iniziative delle varie associazioni o delle singole persone? Riflettiamo e poniamoci delle domande, non su un banale trasloco, ma sul Museo archeologico in gran parte ancora nei sotterranei del municipio e chiuso al pubblico, sul polo museale dell’Aia decentrato dalla città, sulla biblioteca comunale inesistente, sulla Pinacoteca senza una degna sede e sul Palazzo Torlonia, sul patrimonio storico-archeologico cittadino, per non parlare del disinteresse verso la cospicua biblioteca Spina e del decentramento degli archivi storici comunali. La sezione avezzanese dell’Archivio di Stato dell’Aquila possiede i registri delle delibere del consiglio e della giunta comunale, dei podestà, e altro ancora sulla città: perché non si trovano nel luogo più logico a conservarli, cioè l’archivio storico del Comune? Se alla sezione avezzanese dell’Archivio di Stato si togliesse questo materiale resterebbe molto poco e allora bisognerebbe chiedersi se vale la pena tenere ancora aperta una simile struttura, con notevoli spese di gestione a carico dei contribuenti. Circa la paura che l’archivio del Genio civile, del tribunale – ma l’archivio della prefettura è già stato portato a Pescina e l’operazione è passata sotto silenzio – e altri potrebbero confluire all’Aquila, penso che tutte le amministrazioni che si sono succedute alla guida di Avezzano, da quando fu aperta la sezione avezzanese, dovrebbero recitare un mea culpa. Sarebbe opportuno che gli amministratori pianificassero la valorizzazione del patrimonio storico-archivistico attraverso l’individuazione di una specifica e competente figura, con la realizzazione di una funzionale sede, con l’assunzione di personale adeguato per la gestione e soprattutto con una oculata e pluriennale programmazione del patrimonio».
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