Tartufaie devastate da branchi di cinghiali

4 Novembre 2016

Castelvecchio Subequo, i produttori protestano e chiedono agli enti locali di intervenire

CASTELVECCHIO SUBEQUO. I cinghiali assaltano le tartufaie e scatta la protesta dei raccoglitori. I branchi di ungulati stanno imperversando nella Valle Subequana dove hanno preso a mangiare i pregiati tartufi neri invernali.

Una ghiottoneria molto apprezzata che può arrivare a costare anche 300 euro al chilogrammo. Ma a ripulire le cave spontanee, quelle che in definitiva producono i tuberi con qualità organolettiche migliori, ci stanno pensando prima le fauci degli ungulati. Una presenza massiccia di cinghiali che rischia di lasciare a secco i molti raccoglitori della zona. Persone che dopo il 15 novembre, giorno di apertura ufficiale della raccolta del tartufo invernale, potrebbero ritrovarsi davanti ad uno scenario desolante con cave depredate e senza più tuberi.

Un danno economico se si pensa che moltissime sono le famiglie che arrotondano o fanno addirittura reddito proprio dalla raccolta e vendita dei tartufi.

«Depredano tutto e sentono subito la formazione dei tartufi», spiega Ivan Santilli, un tartufaio di Castelvecchio Subequo, «quando scavano in una cava strappano le radici e arrecano anche danni agli arbusti. In questo modo però, non solo si cibano del prodotto, ma rendono anche difficile la formazione dei tuberi per gli anni a venire».

A destare preoccupazione è proprio la massiccia presenza degli ungulati per il cui contrasto sono stati fatti anche degli appelli alle istituzioni da più parti. Branchi di ungulati che prolificano grazie alla riduzione negli anni del numero dei cacciatori e all'affermarsi, sull'intero territorio abruzzese, di razze di cinghiali più prolifiche e importante nel territorio proprio dai cacciatori negli anni Ottanta.

Un mix letale che ora lascia spazio a branchi formati da più di trenta capi la cui fame devasta colture e ora anche gli eccellenti tartufi caratteristici della Valle Subequana. Un fenomeno dunque crescente che necessita di essere fermato con una nuova gestione del territorio. A porre un freno al dilagare degli ungulati potrebbero essere necessarie delle nuove soluzioni come le gabbie per la cattura che in altri contesti della regione hanno dato ottimi risultati.

Ma dappertutto arrivano segnalazioni e proteste per la presenza di questi animali che non si limitano a danneggiare la vegetazione ma, come è noto, molto spesso invadono le strade e sono causa di incidenti stradali.

Anche per questo sono stati inviarti degli esposti alle autorità e agli enti locali che non sembrano aver dato risultati di rilievo.©RIPRODUZIONE RISERVATA