Tassa rifiuti, rincari per 18mila famiglie

Arrivano le bollette con aumenti fino al 10%. Il Comune: «Errore di previsione nel 2017, la Tari è scesa per le imprese»
AVEZZANO. Arrivano le bollette della Tassa sui rifiuti (Tari) con aumenti per le famiglie tra il 5 e il 10%: scattano le proteste degli utenti. Mario Casale (Liberi e Uguali) chiede lumi al Comune e alla Tekneko. «Si tratta di un salasso supplementare», afferma, «nel 2017, per quanto mi riguarda, ho pagato 187 euro, mentre nel 2018 la bolletta è salita a 206: in un anno, 19 euro di aumento con identiche condizioni. Per quale motivo una crescita così consistente?».
Incremento lamentato anche da altri utenti, mentre l’amministrazione parla di «lievi aggiustamenti» dovuti a una previsione imperfetta del numero delle utenze domestiche e non domestiche, che ha costretto a rivedere le aliquote, in leggero rialzo per le famiglie (mediamente attorno al 5%), in ribasso per le imprese e i liberi professionisti.
«Valorizzo la buona organizzazione della raccolta dei rifiuti», afferma Casale, «che consente alla città una sostanziale pulizia e una educazione importante dei cittadini nel collaborare efficacemente al risultato finale, sempre più da perfezionare. Ma il tributo rimane effettivamente alto e comunque al momento non trova giustificazione il rincaro per il 2018. A meno che non esistano provvedimenti a me sconosciuti».
Il ricarico, infatti, è giunto inatteso, mentre molti cittadini, in virtù del buon andamento della raccolta differenziata speravano in qualche beneficio. «Non voglio fare processi alle intenzioni», conclude Casale, «né baloccarmi sulle responsabilità dell’amministrazione attuale o precedente. Chiedo semplicemente il motivo del rincaro, comunque pesante, e un intervento che porti alla riduzione della Tari per le famiglie, soprattutto in presenza di risultati significativi nella raccolta differenziata, attuato con la collaborazione degli utenti». Negli uffici del Comune non negano l’errore previsionale che, una volta accertato, ha portato a «una diversa ripartizione dei costi tra il 63% di utenze domestiche e il 37 non domestiche, mentre il bilancio di previsione 2017 fissava le prime al 58% e le altre al 42%». E mostrano il bicchiere mezzo pieno: «Una trattoria di 200 metri quadri ha una riduzione di 260 euro annuo, mentre una famiglia di tre persone che occupa un appartamento di 100 metri quadri deve pagare 24 euro in più». Per le 18.329 utenze domestiche, secondo il Comune, è scattato l’aumento medio del 5%, con punte massime fino al 10, mentre le 2.763 attività commerciali hanno avuto benefici. (m.s.)
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