Tasse e case equivalenti, è polemica

24 Marzo 2018

L’AQUILA. Strascichi del consiglio comunale, con doppio attacco al centrodestra da parte di Lelio De Santis (Cambiare insieme) e della Coalizione sociale, rappresentata nell’assise civica da Carla...

L’AQUILA. Strascichi del consiglio comunale, con doppio attacco al centrodestra da parte di Lelio De Santis (Cambiare insieme) e della Coalizione sociale, rappresentata nell’assise civica da Carla Cimoroni, rispettivamente sul tema tasse e case equivalenti.
«Nonostante gli annunci roboanti di qualche assessore comunale», sostiene De Santis, «la tassazione rappresentata da Tari, Tasi, Imu rimane praticamente invariata, al di là di una modesta riduzione della Tari di 281mila euro per alcune categorie di immobili, a seguito di un aumento delle superfici complessive tassabili, e tocca il massimo previsto dalla legge per Imu e Tasi. Data la situazione pregressa e il quadro finanziario ereditato, non era agevole ridurre il livello di tassazione attuale, ma qualche segnale positivo potevano e dovevano darlo».
La Coalizione sociale lancia un altro allarme: «Biondi apre le porte agli speculatori immobiliari: fermiamoli». «La maggioranza», spiegano dalla Coalizione, «ha approvato il piano alienazioni e valorizzazioni del patrimonio disponibile: si tratta degli immobili che il Comune decide di mettere a reddito (vendita, permute, concessioni d’uso). La novità è l’immissione al patrimonio di centinaia di appartamenti acquisiti dal Comune in conseguenza della pratica dell’acquisto equivalente. Proprio perché rappresentano un patrimonio immobiliare ingente e di pregio, abbiamo presentato un’interrogazione di cui sollecitiamo l’immediata discussione per conoscere dati esatti (quante sono le procedure, quanti gli appartamenti acquisiti a pieno titolo, quanti quelli ricostruiti e utilizzati, a quanto ammontano le spese sostenute dal Comune). Parliamo di quasi 600 appartamenti di cui circa 250 immessi al patrimonio che l’amministrazione ha deciso di inserire nel piano alienazioni destinandoli per il primo anno (2018) alla permuta in favore di chi rinuncia a ricostruire nel proprio sito, come da legge, e successivamente al libero mercato, auspicando addirittura l’acquisizione da parte di fondi immobiliari. Scelta deleteria: la cessione di tanti immobili di pregio determinerebbe l’ulteriore tracollo dei prezzi di vendita. Questo patrimonio va utilizzato per politiche di ripopolamento eterogeneo e non escludente, attrattive per studenti».