«Teatro Caniglia al freddo e senza medico»

27 Gennaio 2016

La denuncia della Camerata musicale dopo il malore al pianista Carusi e il rinvio del concerto

SULMONA. Mancano il medico che dovrebbe assistere agli spettacoli, un defibrillatore e la cassetta di pronto intervento, oltre che la carta igienica nei bagni e il riscaldamento (che sul palco è spento e in sala è basso). Scatta la denuncia dei vertici della Camerata musicale sulmonese sulle condizioni in cui si trova il teatro comunale Maria Caniglia, dopo il malore accusato domenica dal pianista Nazzareno Carusi, che è stato costretto ad interrompere il suo concerto. Il maestro di Celano aveva iniziato a suonare da poco quando si è sentito male ed è riuscito a trascinarsi dietro le quinte dove è poi caduto a terra. Antonio Tanturri, presidente della Camerata, e Gaetano Di Bacco, direttore artistico, hanno lanciato un appello al Comune dalla sede dell’associazione di vico del Vecchio. «Questa volta ci è andata bene, ma il campanello di allarme non va sottovalutato», denuncia Tanturri. «Il Comune potrebbe trovarsi a rispondere del fatto che manca un medico in servizio durante gli spettacoli. L’altra sera dobbiamo ringraziare la presenza in platea di due medici, Alicia Colasante e Cesira Chiocchio, che hanno prestato i primi soccorsi, altrimenti chissà...».

Da qui l’appello al Comune per garantire la piena funzionalità dello storico teatro. «Il Comune, che comunque ringraziamo, deve prendere in mano la situazione e assicurare la messa in regola della struttura», aggiunge Tanturri, «non è possibile che manchi ancora un direttore, che non si capisca bene il ruolo della cooperativa che lo gestisce e che manchino persino la carta igienica e le lampadine da sostituire. Ma soprattutto mancano un defibrillatore, una cassetta di pronto intervento e una brandina dove far sdraiare le persone in caso di malore come avvenuto domenica con Carusi che è rimasto sdraiato a terra nel camerino, coperto dai nostri cappotti». Sarebbe stato il freddo la causa del malore secondo i vertici della Camerata. «Noi ipotizziamo un colpo di freddo», dice Tanturri.

«Carusi», aggiunge Di Dacco, «è un grande musicista che di certo non ha ceduto all’emozione. Ci ha ringraziato con una lettera e ci ha promesso che tornerà». Carusi mette nero su bianco la promessa. «La brutta sorpresa avvenuta al Caniglia mi ha fatto scoprire due cose bellissime», scrive il pianista di fama internazionale, «la prima è che non sono malato di cuore e la seconda è di aver trovato nel reparto Utic dell’ospedale di Sulmona, diretto da Ezio De Pratti, una capacità medica, un’assistenza e una dedizione ammirevolissime. Ringrazio per l’affetto di cui mi ha circondato questa magnifica Camerata e il professor Paolo Spigliati e le dottoresse Cesidia Chiocchio e Alicia Colasante, che mi hanno soccorso e mi sono stati vicini nel camerino del Teatro. Ora il legame con Sulmona è ancor più forte, quindi arrivederci presto». (f.p.)

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