Teatro comunale, caso senza fine Mancano 5 milioni per il restauro

L’attore Gullotta rilancia l’allarme: «Passati troppi anni». Lunedì si riunisce la Commissione vigilanza Una spina per il Comune che punta a diventare Capitale della cultura 2026, al lavoro per le soluzioni
L’AQUILA. «Sono passati troppi anni: perché il teatro comunale non è ancora agibile? In città sono stati ricostruiti tanti luoghi, perché il teatro ancora no?». Con poche, ma dure parole, il noto attore, comico e doppiatore, Leo Gullotta, durante la presentazione del suo spettacolo per il Tsa (in scena fino a ieri al Ridotto) ha riaperto una ferita mai completamente rimarginata. Uno dei simboli della cultura aquilana, dopo quasi 15 anni dal terremoto del 2009, aspetta ancora di tornare a vivere. Una “macchia” ancor più grave per una città che è candidata a essere Capitale della cultura per il 2026. Sulla spinosa questione, finita già in consiglio comunale, lunedì prossimo è stata convocata per la seconda volta anche la quinta Commissione vigilanza, deserta lo scorso giugno.
LA COMMISSIONE
A richiederla è stato ancora una volta il consigliere comunale Alessandro Tomassoni del Passo Possibile. «Già nei mesi scorsi portammo in consiglio comunale un’interrogazione sulla problematica», spiega il rappresentante della minoranza, «in quell’occasione abbiamo avuto una risposta del vicesindaco, Raffaele Daniele, molto evasiva. Per questo, a giugno abbiamo deciso di convocare una commissione sul tema, insieme al presidente Stefano Palumbo». Era prevista l’audizione dei partecipanti alla conferenza dei servizi permanente: oltre al sindaco, il segretario regionale ai beni culturali, i rappresentanti della Soprintendenza, del Provveditorato alle opere pubbliche, della prefettura, della Regione, dell’Usra, i direttori dei lavori e Rup coinvolti. «L’obiettivo era capire che cosa si fosse fatto fino a quel punto, se ci fossero ancora fondi in cassa e perché eventualmente non si fosse riusciti a intercettare i bandi ad hoc del Pnrr», riprende Tomassoni, «purtroppo in quell’occasione nessuno dei nostri interlocutori si è presentato».
BOCCHE CUCITE
Adesso la paura è che la stessa situazione possa ripetersi lunedì. «È chiaro che il tema è abbastanza scottante e che c’è una certa ritrosia a parlarne apertamente», continua Tomassoni, «intanto le associazioni musicali subiscono grossi disagi. Le grandi produzioni non vengono all’Aquila, nonostante la sua importante tradizione teatrale. L’indotto è molto inferiore rispetto alle potenzialità».
COSA AVEVA DETTO BIONDI
A inizio novembre il problema era stato risollevato anche dallo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, presidente del Tsa. Nell’occasione il sindaco Pierluigi Biondi aveva replicato: «Abbiamo un’interlocuzione in corso proprio con il Segretariato che attualmente gestisce la ricostruzione del teatro. Uno dei problemi principali riguarda le norme tecniche delle costruzioni che nel tempo sono cambiate e, dunque, il progetto va riconsiderato dal punto di vista strutturale. L’attuale Rup ha dato incarico per la revisione e poi si procederà alla sua verifica. Stiamo preparando una scheda per i 5 milioni mancanti».
IL TRAVAGLIATO RESTAURO
La vicenda del restauro del teatro comunale, edificato nel seconda metà del XIX secolo, è ripercorsa dalla stessa interrogazione. Nel 2010, con decreto del commissario delegato per la ricostruzione furono appostati 12 milioni e 675mila euro. Poi il cantiere, iniziato nel 2015, si è rivelato ricco di sorprese, con il ritrovamento dell’antico pavimento e dei graffiti ottocenteschi sulla volta del foyer. Nel 2017 e nel 2021, con delibere Cipess, sono arrivati altri 6 e 3 milioni. Nel 2021 era stato presentato il progetto per l’ultima tranche dell’intervento, che tuttavia ancora non parte. L’obiettivo annunciato di riaprire il teatro nel 2023 a 150 anni dalla sua inaugurazione è ormai sfumato in via definitiva.
VERIFICA SISMICA
Intanto, il mese scorso il segretario regionale ad interim, Federica Zalabra, ha firmato una determina per l’affidamento del servizio di verifica sismica. L’incarico dovrebbe essere ormai quasi concluso.
SECONDA TRANCHE
L’ultimo lotto di opere richiederà almeno un anno prima che si possano riaprire i battenti dell’antico edificio. Ma sul cronoprogramma non vi è certezza. D’altra parte, se molto è già stato fatto all’interno della struttura (sono stati spesi 10 milioni di euro lordi), tanto è ancora da fare: interventi di miglioramento sismico, l’impiantistica, le finiture architettoniche, la scenotecnica e arredo.
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