Teatro Stabile, un record La Dompé: è una ricchezza

Consuntivo con grandi numeri: giro d’affari di 2,5 milioni e quasi 11 mila presenze La giovane presidente entusiasta: non è vero che con la cultura non si mangia...
L’AQUILA. Uno statuto revisionato, un codice etico mai avuto prima, l’assunzione di tre collaboratori provenienti dal teatro stabile L’Uovo, un bilancio in pareggio, l’adozione di un sistema di videoconferenza e, poi, la ciliegina sulla torta, il segno che si sta andando nella direzione giusta: migliaia di spettatori per il cartellone appena concluso 2015/2016 del Teatro Stabile d’Abruzzo, in regione come fuori.
Il motivo di questo successo? Un puzzle finalmente ricomposto dall’organizzazione Tsa, che esce dai suoi schemi tradizionali e «diventa 2.0», per dirla con le parole della neo presidente, la giovane imprenditrice Nathalie Dompé. In un anno e mezzo dall’arrivo di Alessandro D’Alatri alla sua direzione artistica e a sei mesi da quello della manager Dompé, il Teatro Stabile d’Abruzzo è a un punto del suo tragitto per cambiare pelle e ammodernarsi da un punto di vista istituzionale, assomigliando sempre più a una realtà manageriale, che a un teatro puro e semplice. Dall’altro lato puntando a un cartellone il più possibile popolare, «condivisibile», capace di farsi riconoscere anche all’estero.
È questo il bilancio dell’ultima stagione del Tsa, presentato ieri a Palazzo Silone, alla presenza anche del vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e dell’assessore comunale alla Cultura, Betty Leone.
È 2,5 milioni il giro d’affari del Tsa, «una macchina produttrice di ricchezza», ha sottolineato la Dompé, a conferma che «non è vero che con la cultura non si mangia». Solo nel 2015 il Teatro Stabile d’Abruzzo ha speso circa 32 mila euro tra ristoranti e alberghi per ospitare gli artisti; e per pagare i compensi del personale (quello che risiede in Abruzzo) ha investito un milione di euro. Oltre 10.600 gli spettatori paganti, per usare un termine che piace a chi legge le cose in chiave economica. Ci sono stati spettacoli come il “Don Giovanni” di Molière, con regia di Alessandro Preziosi, che ha registrato un numero elevatissimo di spettatori; stesso discorso per “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, con la regia di Andrea Bracco, che a Verona in pochi giorni di debutto ha attirato 6.884 spettatori.
Non solo. Il Tsa ha avviato una profonda revisione istituzionale e organizzativa, che traghetterà l’ente «da un assetto di diritto privato, a un nuovo modello di ente pubblico snello, trasparente e produttivo». L’obiettivo è aprire anche ai privati, sganciando l’ente dalla dipendenza esclusiva dai fondi pubblici (Fus) – che pure restano importanti – sul modello Scala di Milano. «L’arte si fa con l’amore», ha commentato D’Alatri, che ha confermato il «ritorno a casa», nella sede ancora cantiere di piazza del Teatro, entro la fine del 2017.
«Allora il teatro tornerà a essere la casa della città e sono orgoglioso di riuscire a vederlo». Orgoglio espresso anche da Lolli e Leone, che hanno confermato il loro impegno per il Tsa.
Marianna Gianforte
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