Tedeschi condannato a risarcire il Cam

La Corte dei conti accoglie il parere della Regione: «L’amministratore delegato non poteva percepire quelle somme»
AVEZZANO. È accusato di avere continuato a percepire le indennità da amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, nonostante un parere contrario della Regione, secondo il quale, invece, nulla gli era dovuto per quell’incarico nella società interamente partecipata dal Comune.
Il sindaco di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, dovrà restituire 20.244 euro al Cam, oltre alla rivalutazione e agli interessi legali.
Lo ha deciso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti abruzzese (Tommaso Miele, presidente, Federico Pepe, giudice, e Gerardo de Marco, relatore), che ha condannato il primo cittadino per danno erariale. A rappresentare Tedeschi nel giudizio contabile è stato l’avvocato Antonio Carlini, del Foro di Avezzano.
La sezione ha accolto in toto la richiesta di condanna avanzata dal procuratore Maurizio Stanco, alla luce della legge 296 del 2006, la quale ha previsto che «l’assunzione, da parte dell’amministratore di un ente locale, della carica di componente degli organi di amministrazione di società di capitali partecipate dallo stesso ente non dà titolo alla corresponsione di alcun emolumento».
In realtà, l’ammontare dei compensi ricevuti è ben superiore ai 20mila euro richiesti, e si aggira sui seicentomila, la stessa somma che il Cam ha già richiesto a Tedeschi. Il danno, tuttavia, è stato commisurato dal pubblico ministero soltanto sulle somme maturate dopo il parere negativo della Regione, «cioè dopo la piena consapevolezza, da parte dell’interessato, della illegittimità dell’erogazione».
Tedeschi si era dichiarato disponibile ad essere sentito dal pubblico ministero. La speciale normativa di contabilità pubblica, hanno rilevato i giudici della sezione giurisdizionale «vieta la remunerabilità degli incarichi conferiti ad amministratori pubblici in società partecipate. La ratio della disposizione è individuabile nella duplice concorrente finalità di conseguire un risparmio di spesa, in relazione all’elevato numero delle partecipazioni pubbliche detenute da enti locali e dell’ammontare dei compensi erogati ai relativi esponenti, già remunerati come amministratori pubblici; garantire che gli esponenti societari da retribuire siano nominati in virtù di una scelta di carattere tecnico, anziché per ragioni politiche, ed evitare ogni possibile conflitto di interesse a tal fine. Pur dopo che la Regione si era espressa negativamente, il Cam non adottò alcuna iniziativa né svolse alcuna valutazione in proposito; il convenuto, quale amministratore delegato, continuò quindi ad attribuirsi la remunerazione stabilita dall’assemblea, come in precedenza. In ciò risiede la sua colpa grave perché, malgrado il proprio interesse personale nella vicenda, ignorò del tutto il motivato parere contrario della Regione, sostanzialmente auto-pagandosi il compenso anche per le mensilità successive».
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