Tedeschi: «Mai preso tangenti, chiarirò»

Accuse alla “gola profonda” Capogna: «Fango su persone perbene, non c’è un sistema Marsica». Dubbi sulla Procura
AVEZZANO. «Sto sulle pagine dei giornali da una decina d’anni: 67 procedimenti sono stati archiviati, 4 sono ancora in piedi. Ma non ho fatto nulla delle cose che mi vengono contestate. Non c’è un sistema Marsica, forse c’è un sistema Capogna. La Marsica è una terra perbene». Si sente un perseguitato Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio ed ex presidente del Consorzio acquedottistico marsicano. Non ci sta a passare per il burattinaio che ha manovrato appalti in cambio di tangenti. Tedeschi è indagato dalla Procura con altre 35 persone. Ieri ha parlato, accanto al suo avvocato Domenicantonio Angeloni.
Cominciamo da un nome: Angelo Capogna, il grande accusatore.
«L’ho conosciuto alla fine del 2009, quando me l’ha presentato Mariano Santomaggio che era il presidente del collegio dei revisori dei conti del Cam. Capogna già operava con le sue attività imprenditoriali su questo territorio. Con lui ho stipulato una convenzione nel dicembre 2009, è tutto documentato. So che sono considerato il macchinista di tutto, ma si sta esagerando con la gogna mediatica. E mo’ il Cam, mo’ il Comune, mo’ gli sci... questa storia la devo chiudere. Sono interessato a chiarire nelle aule di giustizia ma anche da un punto di vista mediatico. La gogna è la vera arma che più ti distrugge. Se faccio ancora il sindaco di Cerchio lo devo ai miei figli: il 24 ottobre, dopo una perquisizione, volevo dimettermi. Sono stati loro a convincermi a non farlo: se te ne vai hai qualcosa da nascondere, mi hanno detto».
Per l’accusa lei e altri avete messo in piedi un sistema per far vincere appalti a Capogna e spartirvi mazzette.
«Siamo in un’esagerazione. Sugli appalti che Capogna ha vinto non ho mai avuto alcun rapporto, mai parlato di questi argomenti nei Comuni. A Castellafiume, per esempio, non sono mai stato in vita mia. È un film e il regista è il denunciante».
E il corrispettivo di 1,50 euro a lampione?
«Non è vero niente. I contratti depositati non dicono questo».
C’è un’Audi A5 pagata da Capogna, sempre per l’accusa, come ricompensa ai suoi servigi? «Chiarisco anche questo. C’è un primo contratto del dicembre 2009 dove Capogna mi deve fornire un mezzo. Ad aprile 2010 mi dice di comprarlo con il patto che rimborserà le rate. A luglio non paga e inizio le procedure per il decreto ingiuntivo, ottenuto il 7 ottobre. Il 5 maggio 2011 mi paga con regolari assegni. Ho documentazione, fatture, mail. Ho una relazione del mio lavoro fatto con Capogna depositata da altre autorità. Tutto il resto è fantasia e fango. Questi sindaci o questi tecnici coinvolti possono dire di non avermi mai visto».
Ma sono ipotesi accusatorie gravi. La Procura doveva far finta di niente?
«Ho il massimo rispetto per la giustizia. Le accuse di Capogna sono gravissime e ho fiducia nel lavoro dei magistrati. Ma mi chiedo: è possibile che non vi sia qualche piccolo dubbio, è possibile che qualcuno non dica “andiamo a verificare meglio”?
Con l’avviso di chiusura indagini lei ha parlato di giustizia a orologeria. Perché?
«Qualcosa non funziona. Nel maggio 2016 vengo a conoscenza da un giornalista che ho un avviso di garanzia. Cosa che poi si è verificata. L’11 maggio scorso via Pec ricevo l’avviso, solo che a me un altro giornalista mi aveva informato il 9 maggio. Dall’altra sera ho un blocco dei miei conti e anche in questo caso un giornalista lo sapeva già».
La vicenda Pezzopane. Che idea si è fatto?
«Un altro film. Avrei detto a un signore di andare a portare soldi alla presidente della Provincia? Veramente può reggere un’accusa del genere? In quel periodo non avevo buoni rapporti con la senatrice perché non avevo condiviso alcune sue scelte sulle candidature. E veramente pensate che tutta la Marsica sta a disposizione di Tedeschi? Sono state coinvolte persone di alto profilo morale, come Angelo Salucci o Martorano Di Cesare, persone perbene».
I maligni ipotizzano un disegno politico.
«Torniamo al discorso dell’orologeria. Si poteva aspettare il giorno dopo le elezioni, era una questione di opportunità visto che sono coinvolti anche uomini politici impegnati in queste Comunali. La manovra politica? Non penso niente. Ma se nel 2013 vengo a conoscenza di essere indagato sul Cam da un barista che mi dice che c’è un amministratore di Avezzano che stava parlando di ciò... E se questo stesso personaggio, nelle passeggiate mattutine, dice che in date non sospette faranno misure restrittive del patrimonio... È chiaro che mi preoccupo».
Lei ha presentato anche una relazione in Procura per esprimere delle perplessità.
«Diciamo che alcune cose le avevo preventivate e mi ero preoccupato, nei modi che la legge mi consente, di fornire alcune considerazioni alle autorità preposte: l’ho fatto il 6 gennaio 2017, coscientemente».
Si farà interrogare?
«No, basta. Mi voglio confrontare in un’aula di tribunale con il rispetto che si deve all’ordinamento giuridico. Sono sicurissimo di non aver fatto nulla. Sul conto sequestrato e in attivo ho appena 4.640 euro. Di certo non ho preso soldi. E Capogna, qualora lo richiameranno a deporre, tirerà in ballo anche il presidente della Repubblica. Finora ha solo infangato persone perbene, anche all’interno della stessa Procura».
E il suo futuro politico?
«Non sono più interessato a esercitare funzioni pubbliche. Dal 24 agosto piangevo tutte le sere come un bimbo, ero convinto che mi avrebbero arrestato».
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