Telecamere in città il prefetto bacchetta il sindaco Cialente

17 Ottobre 2014

Consiglio straordinario sulla sicurezza, Alecci conferma il no al progetto da 11 milioni di euro per la videosorveglianza

L’AQUILA

. La videosorveglianza è necessaria ma non darò mai il via libera a un progetto da 11 milioni di euro, assolutamente sproporzionato e fuori da ogni logica. Si può installare un sistema di videosorveglianza partendo da una ventina di luoghi, quelli più sensibili, per poi estendere gradualmente il servizio in città. Il tutto a costi davvero esigui rispetto al progetto che era stato proposto per L’Aquila». Un vero e proprio diktat, quello lanciato ieri dal prefetto Francesco Alecci nel corso del consiglio comunale straordinario sul problema della sicurezza, al quale hanno partecipato anche i vertici provinciali delle forze dell’ordine (polizia carabinieri, finanza e forestale) e del 9° Reggimento Alpini, nonché il comandante dei vigili urbani Ernesto Grippo, alla sua prima apparizione in aula. Una seduta da mesi sollecitata da alcuni consiglieri di opposizione «preoccupati per l’escalation di furti e rapine in città».

«Da tempo qui si respira un’aria di paura», ha esordito il consigliere Emanuele Imprudente, primo firmatario della richiesta di una seduta da dedicare al tema della sicurezza.

Il prefetto Alecci, dati alla mano, ha spiegato che i furti in abitazioni e negozi nei primi 9 mesi del 2014 sono stati 194. Oltre il doppio di quelli registrati nel 2008, l’anno prima del terremoto, ma in calo rispetto allo stesso periodo del 2013 quando sono stati 247 i furti denunciati. «Segno», per Alecci, «di un maggiore controllo del territorio che ha visto lavorare in sinergia tutte le forze dell’ordine. Abbiamo messo a punto un nuovo piano di controllo nel quale si è tenuto conto degli enormi cambiamenti che il territorio ha subìto dopo il terremoto con la nascita delle new town. Comprendiamo le preoccupazioni di una comunità che fino al terremoto riteneva, a ragione, di vivere in un luogo tranquillo, lontano dal crimine. Ma permettetemi di dire che istituzioni e forze dell’ordine stanno dando le risposte giuste». Quindi, la nota dolente: il «colpevole» ritardo nell’attivazione del servizio di videosorveglianza. «Dei 108 Comuni della provincia solo 32 hanno chiesto di dotarsi di videocamere. Dal Comune dell’Aquila non ho ricevuto nulla se non quel progetto da 11 milioni di euro che non avrà mai il mio avallo. Io vivo nella città più silenziosa d’Italia, in un centro storico purtroppo devastato e ancora disabitato. La videosorveglianza serve, ma si può fare bene spendendo poche decine di migliaia di euro e non quella cifra pazzesca». Un lungo intervento seguito dal dibattito in un’aula, in alcuni momenti, semideserta. In tutti gli interventi è stata rimarcata la necessità di una presenza più massiccia di agenti e carabinieri e del potenziamento del personale in servizio alla polizia municipale, che conta attualmente 52 dipendenti. Il comandante Grippo ha suggerito il ricorso a un piano di mobilità nazionale, attraverso il quale far arrivare in città, per un paio di anni, 40-45 persone in più. Sulla carenza di vigili si è soffermato molto il sindaco Cialente (lungamente assente dall’aula, per un incontro con una delegazione somala, e per questo fortemente criticato dall’apposizione) che ha ricordato di aver chiesto le risorse per l’assunzione di altri agenti. «Non possiamo muoverci, questo Comune ha perso il treno anni fa quando decise di riempire le società partecipate e non gli uffici dell’Ente. Stiamo lavorando anche per l’installazione di telecamere nei punti sensibili, quelli indicati dal Comitato per l’ordine e la sicurezza».

Al termine, l’assemblea ha votato una risoluzione (modificata in modo consensuale quella proposta dal centrodestra), nella quale viene sostanzialmente ribadita la necessità di potenziare organici e controlli. (m.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA