Televisore danneggiato, causa di 10 anni

30 Settembre 2021

L’AQUILA. Se l’apparecchio televisivo ha danni all’origine, che si evidenziano anche dopo giorni, chi l’ha venduto deve restituire i soldi pagati o, in subordine, cambiare il televisore. Lo ha...

L’AQUILA. Se l’apparecchio televisivo ha danni all’origine, che si evidenziano anche dopo giorni, chi l’ha venduto deve restituire i soldi pagati o, in subordine, cambiare il televisore. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione che ha dato ragione, dopo quasi 10 anni, a un aquilano difeso dagli avvocati Stefano Isidori e Claudio Verini. Il cittadino aveva fatto prima ricorso al Giudice di pace che gli aveva dato ragione (ordinando la restituzione dei soldi pagati) ma poi il tribunale aveva ribaltato la sentenza in quanto il cittadino “non aveva dimostrato che la rottura dello schermo denunciata dopo 7 giorni dalla consegna fosse da riferire alla ditta venditrice avendo lo stesso riscontrato, nel giorno della consegna, che il bene non aveva alcuna anomalia allo schermo, come da documento di accettazione sottoscritto”. La vicenda risale al 2012. Dopo una premessa nella quale si richiamano normative e precedenti sentenze di Cassazione, nelle motivazioni si legge: “Il tribunale, nell’applicare la disciplina dei contratti di consumo – accertata la tempestività della denuncia del vizio denunciato entro 2 mesi dalla scoperta e, trattandosi di vizio che si era manifestato entro 6 mesi dalla consegna – avrebbe dovuto applicare la presunzione di responsabilità a carico del venditore, a meno che tale ipotesi fosse incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità. A tal fine, non era sufficiente affermare che la tv era stata controllata prima della vendita e al momento della consegna; era, invece, necessario verificare al momento della denuncia del vizio, la causa che lo aveva generato, facendo ricorso all’assistenza tecnica di cui disponeva la venditrice. Solo all’esito di tale accertamento il giudice avrebbe potuto fare riferimento all’uso anomalo, anche facendo ricorso alle presunzioni. Il ricorso va, pertanto, accolto e la sentenza cassata e rinviata, anche per le spese del giudizio di legittimità, davanti al tribunale dell’Aquila, con diverso magistrato, che nel riesaminare la controversia si atterrà ai princìpi affermati». Ci sarà una nuova pronuncia, la quarta. Tenuto conto che dopo quasi 10 anni l’accertamento “al momento della denuncia del vizio” è di fatto impossibile, è probabile che il cittadino la spunterà.