Teloni anti-curiosi per i concerti La città si divide, ma resteranno

20 Luglio 2022

Pioggia di reazioni sull’allestimento del palco per le iniziative in piazza dei Cantieri dell’Immaginario Molti cittadini contrari. Il direttore artistico De Amicis: «Il teatro all’aperto delimitato è la normalità»

L’AQUILA. La città si divide sui teloni anti-curiosi. «A me non piacciono: non li vedo in una piazza centrale. Se vogliono fare gli eventi a pagamento li facciano in uno stadio o da qualche parte fuori città. Questo adesso lo “pubblico” su Facebook e mi sentiranno, però lei per favore non scriva il mio nome sul giornale...». Poche ore prima dello spettacolo di apertura dei Cantieri dell’Immaginario – “La misteriosa fiamma della Regina Loana”, su testo di Umberto Eco – una coppia di curiosi non manca di esprimere disappunto su quello che sta diventando il caso dell’estate: la questione delle coperture installate per evitare che si possa usufruire gratuitamente di spettacoli concepiti a pagamento. Sì perché, mentre lo scorso anno la situazione era relativamente protetta sulla scalinata di San Bernardino, l’allestimento di piazza Duomo lascia qualche grattacapo in più agli organizzatori.
I teloni della discordia
Due anni fa non c’era nulla, solo transenne di demarcazione tra i non paganti e i paganti. Peraltro, quest’ultimi potevano accedere esclusivamente attraverso prenotazione digitale (con contestuale pagamento se richiesto). Per assistere agli spettacoli nell’area designata erano obbligatori distanziamento e mascherina, mentre chi restava fuori, occupando le postazioni dei truscianti (cioè di chi non paga il biglietto) poteva fare come credeva. Quest’anno, gli organizzatori hanno voluto cambiare le cose, utilizzando i teli. E i teli teatrali hanno delle specifiche precise: devono essere antivento e preferibilmente di colore scuro per non interferire con scenografia e impianto luci. Apriti cielo. «Si chiamano Cantieri dell’Immaginario perché quando passate in piazza ve li dovete immaginare», ironizza una pagina satirica, mentre il professor Marco Valenti scrive: «Questa roba stile “kaaba” della Mecca sulla piazza centrale di una città storica non si può guardare, ed è purtroppo evidente che chiunque l’abbia pensata non è persona adeguata alla progettazione e gestione di eventi pubblici. Questo prescindendo da ogni considerazione politica: è questione di gusto, di senso estetico-architettonico e di libera fruizione dello spazio urbano. Se proprio gli spettacoli devono essere a pagamento, cosa piuttosto discutibile per un festival estivo che dura due settimane, si identifichi un luogo chiuso o uno spazio recintabile al di fuori del centro storico». Tutto questo, mentre città come Lucca, Firenze (in piazza della Signoria i teli neri si utilizzano regolarmente), Perugia portano avanti da decenni una programmazione stagionale a pagamento in piazze centrali.
le proposte
Per molti, come Luca Frascaria e Roberto Aureli, il dibattito è sulla facoltà di prevedere spettacoli a pagamento, come nelle ultime edizioni. Pietro Baldoni va oltre. Pur riconoscendo le spese necessarie a spingere gli organizzatori a introdurre un biglietto, suggerisce di delimitare l’area concerto (e la visuale dei non paganti) con semplici paletti. «Non parliamo di spettacoli da decine di migliaia di spettatori», sottolinea, «non è difficile organizzare lo spazio». Anche Leonardo De Amicis, direttore artistico dei Cantieri, interviene nella polemica: «Pagare il prezzo di un biglietto a costi simbolici, ad esempio 5 o 10 euro è un atto dovuto per le istituzioni che pur ricevendo finanziamenti di denaro pubblico (quasi ridotto alla metà rispetto al 2012), reinvestono e compartecipano al costo degli spettacoli stessi». Poi ricorda che «lo spettatore ha il diritto di essere rispettato in quanto tale, come gli artisti che calcano il palcoscenico ogni sera. Il teatro all’aperto di piazza Duomo (allestito per 3 settimane) delimitato, in quanto luogo di arte, musica e spettacolo, non è un’esclusiva aquilana ma la normalità di tantissime altre città d’arte (Roma, Firenze, Spoleto, Marostica, Napoli) che utilizzano i loro luoghi più amati (piazze, monumenti, arene) per vivere momenti di aggregazione nella sicurezza e nel rispetto di tutti. Aggiungo che in alcune piazze, oltre la delimitazione dell’area di spettacolo, viene addirittura inibita l’entrata fisica al pubblico sprovvisto di biglietto, per periodi decisamente più lunghi». Il dibattito continua.
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