Tempera, gli alloggi provvisori sono finiti sott'acqua

Pompe anti-allagamenti all'insediamento San Biagio. Agibilità, giovani sfrattati. Degrado all'ex tendopoli
L'AQUILA. «Refacete le case». In via monsignor Pimpo, la strada d'accesso ai Map completamente al buio da due anni, Augusta D'Amico incita il parroco don Giovanni Gatto che accompagna i cronisti del Centro nel cuore della devastazione. Il silenzio delle macerie, in questa frazione che ha pianto 8 vittime, è rotto dagli scrosci d'acqua del Vera che qui, tra mulino e vecchia rameria, fa un piccolo salto.
La donna va dritta al cuore del problema. Rifare le case. Per ora, qui, a parte la buona volontà della gente, del parroco e di quegli imprenditori riuniti in un consorzio si è visto ben poco. In centro non è stato tolto un sasso. Tutto come quella notte. Il consigliere di frazione Andreino Risdonna sottolinea il lavoro che si sta facendo per ricostruire, su carta, com'era il paese. Casa per casa, particella per particella. Vittorio Persichetti segnala il problema della vecchia tendopoli «dove la Protezione civile ha lasciato tutto nell'abbandono».
Già, l'abbandono. Il nemico numero uno. Chi può, qui, è rientrato a casa. Sono i residenti nella fascia esterna, accanto a dove scorre il canaletto. I fiori gialli nelle aiuole e le tinteggiature di fresco raccontano che qui la vita è ripartita. Ma in centro? Dietro le cancellate pare aver perso la pazienza pure l'angioletto attaccato con lo spago sopra al cippo che ricorda i compaesani che non ce l'hanno fatta.
I segni di speranza sono pochi. «Pochi ma buoni», aggiunge don Giovanni che, dopo 7 mesi di tenda come i suoi parrocchiani, ora vive nel progetto Case in una famiglia allargata che l'ha accolto. C'è lo spiazzo per la chiesa di legno donata da Provincia e diocesi di Trento: qui contano di entrarci per fine maggio. Avviati i lavori di ristrutturazione del campo di calcetto (zona Madonnina) dove ci sarà anche un campo di bocce.
Ma a parlare con la gente sono più le cose che non vanno. La chiusura temporanea dei locali degli usi civici per la mancanza di collaudo sta mettendo in subbuglio il paese. «Ma quale collaudo?», dicono i residenti. «Quella sede ha resistito al terremoto, cos'altro ci vuole?». La struttura che, in emergenza, fu sede del Com e dei vigili del fuoco ora è chiusa. Il che comporta una serie di disagi, come spiega Maria Urbani. «Siamo senza luogo di culto e senza luogo di aggregazione. La chiesa di piazzetta delle Oche basta per 40 persone massimo. Il centro culturale della Tempera onlus si è spostato nella casetta di legno».
L'elenco delle doglianze è lungo. Nei Map San Biagio, raccontano i residenti, «si galleggia sull'acqua da mesi». Sotto il pavimento scorre acqua, le persone, perlopiù anziane, sollevano il pavimento di legno e con le pompe tolgono l'acqua. Non è bastato, finora, nemmeno l'esercito. Fermi i lavori per la strada del progetto Case. Si utilizza una via stretta. Come quella che porta al sogno del refacete le case.
La donna va dritta al cuore del problema. Rifare le case. Per ora, qui, a parte la buona volontà della gente, del parroco e di quegli imprenditori riuniti in un consorzio si è visto ben poco. In centro non è stato tolto un sasso. Tutto come quella notte. Il consigliere di frazione Andreino Risdonna sottolinea il lavoro che si sta facendo per ricostruire, su carta, com'era il paese. Casa per casa, particella per particella. Vittorio Persichetti segnala il problema della vecchia tendopoli «dove la Protezione civile ha lasciato tutto nell'abbandono».
Già, l'abbandono. Il nemico numero uno. Chi può, qui, è rientrato a casa. Sono i residenti nella fascia esterna, accanto a dove scorre il canaletto. I fiori gialli nelle aiuole e le tinteggiature di fresco raccontano che qui la vita è ripartita. Ma in centro? Dietro le cancellate pare aver perso la pazienza pure l'angioletto attaccato con lo spago sopra al cippo che ricorda i compaesani che non ce l'hanno fatta.
I segni di speranza sono pochi. «Pochi ma buoni», aggiunge don Giovanni che, dopo 7 mesi di tenda come i suoi parrocchiani, ora vive nel progetto Case in una famiglia allargata che l'ha accolto. C'è lo spiazzo per la chiesa di legno donata da Provincia e diocesi di Trento: qui contano di entrarci per fine maggio. Avviati i lavori di ristrutturazione del campo di calcetto (zona Madonnina) dove ci sarà anche un campo di bocce.
Ma a parlare con la gente sono più le cose che non vanno. La chiusura temporanea dei locali degli usi civici per la mancanza di collaudo sta mettendo in subbuglio il paese. «Ma quale collaudo?», dicono i residenti. «Quella sede ha resistito al terremoto, cos'altro ci vuole?». La struttura che, in emergenza, fu sede del Com e dei vigili del fuoco ora è chiusa. Il che comporta una serie di disagi, come spiega Maria Urbani. «Siamo senza luogo di culto e senza luogo di aggregazione. La chiesa di piazzetta delle Oche basta per 40 persone massimo. Il centro culturale della Tempera onlus si è spostato nella casetta di legno».
L'elenco delle doglianze è lungo. Nei Map San Biagio, raccontano i residenti, «si galleggia sull'acqua da mesi». Sotto il pavimento scorre acqua, le persone, perlopiù anziane, sollevano il pavimento di legno e con le pompe tolgono l'acqua. Non è bastato, finora, nemmeno l'esercito. Fermi i lavori per la strada del progetto Case. Si utilizza una via stretta. Come quella che porta al sogno del refacete le case.
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