Tentò di bruciare la ex, dieci anni: pena confermata dalla Cassazione

L’AQUILA. Dieci anni di reclusione per tentato omicidio all’operaio di nazionalità macedone che il 22 luglio 2021 aveva cercato di dare fuoco alla donna con la quale era legato sentimentalmente e...
L’AQUILA. Dieci anni di reclusione per tentato omicidio all’operaio di nazionalità macedone che il 22 luglio 2021 aveva cercato di dare fuoco alla donna con la quale era legato sentimentalmente e che aveva deciso di lasciarlo. Lo ha stabilito in una sentenza la corte di Cassazione. Alla sbarra Dasmir Tairi, 45 anni, residente a Tempera.
Per i giudici della Suprema Corte «l’imputato ha più volte cercato, non riuscendovi, di produrre una fiamma con l’accendino che aveva in mano e quindi di innescare una combustione della benzina precedentemente versata con esiti potenzialmente letali sia per la persona offesa che per sé stesso».
La donna, infatti, si è salvata solo perché l’accendino in quel momento non ha funzionato.
I giudici della Cassazione hanno così confermato la colpevolezza di Tairi che era stato riconosciuto tale già da quelli dalla Corte d’Appello dell’Aquila (con rito abbreviato).
L’imputato era accusato di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi abbietti che coincidono nella cessazione della relazione sentimentale con la vittima, una donna di nazionalità romena di 44 anni. Già in primo grado l’imputato era stato condannato a una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione. Pena poi ridotta in Appello e quindi confermata in Cassazione.
Tairi aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto della pena fino a un terzo.
I fatti risalgono all’estate di due anni fa.
Secondo quanto ricostruito in aula, il 45enne aveva aspettato la ex sotto casa per vendicare la fine della relazione.
Dopo averle versato addosso una tanica di benzina che teneva nella mano sinistra, aveva tentato di darle fuoco con un accendino che teneva nella mano destra che solo per una caso non ha funzionato permettendo alla donna di mettersi in salvo. Per la Cassazione, però, il fatto che l’accendono non abbia funzionato è stato del tutto irrilevante.
Nella sentenza, infatti, i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato come il condannato abbia agito al fine di dare fuoco alla donna per ucciderla. (f.d.m.)
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