Teppisti d’alta quota nello chalet

14 Maggio 2014

Scanno, distrutto il rifugio di Camporotondo. Il Comune presenta una denuncia: ripareremo i danni

SCANNO. Rabbia e indignazione in paese per l’azione vandalica di alcuni balordi compiuta ai danni del rifugio di Camporotondo a Scanno. Ignoti si sono introdotti all’interno della casetta e hanno distrutto pensili, tavoli e sedie. Fracassati anche un piccolo lavandino in ceramica e tutti i piatti e le pentole che sono a disposizione di quanti usano la cucina del vecchio ricovero di montagna. I delinquenti hanno persino tentato di spezzare, presumibilmente con un’accetta, i travetti che sorreggono i letti a castello sistemati all’interno del rifugio.

È stato uno spettacolo desolante infatti quello a cui hanno dovuto assistere alcuni escursionisti scannesi, che recatisi al rifugio dopo alcune ore di cammino hanno notato l’accaduto e dato l’allarme.

«Se in questi posti ci si potesse recare solo a piedi» commenta Bruno Di Cesare, ambientalista «sicuramente questi episodi non si verificherebbero. Chiediamo al sindaco e all’amministrazione comunale di chiudere immediatamente alle auto non autorizzate la strada che conduce alle sorgenti del fiume Tasso, perché è assolutamente necessario salvaguardare questo patrimonio che rappresenta le nostri radici e probabilmente anche il nostro futuro». I danni del raid vandalico ammontano a poche centinaia di euro, ma l’episodio rappresenta soprattutto un duro colpo morale per i tanti amanti della natura. I carabinieri della stazione di Scanno hanno avviato le indagini per tentare di risalire agli autori del gesto.

Anche il sindaco Pietro Spacone ha fatto sentire la propria voce.

«È un gesto vile e scellerato» afferma il sindaco «che non trova nessuna giustificazione. Il Comune ha presentato una denuncia contro ignoti e la speranza è che le forze dell’ordine trovino al più presto gli autori di questo episodio di puro teppismo. Fin da ora l’amministrazione municipale dà la propria disponibilità a collaborare per la sistemazione dei locali».

Massimiliano Lavillotti

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