Terapia del dolore, solo 17 visite domiciliari

D’Andrea: un numero irrilevante se confrontato con L’Aquila e la Marsica, i nostri pazienti discriminati
SULMONA. Lo scorso anno sono state appena 17 nel comprensorio della Valle Peligna le visite domiciliari specialistiche riservate ai pazienti che hanno bisogno della terapia del dolore. Un numero assai ridotto di prestazioni a fronte delle oltre 1.000 visite nell’area dell’Aquilano e delle 400 nella Marsica. Si deduce da tali dati (frutto di una statistica elaborata dal professor Franco Marinangeli), quale che sia la causa di una così marcata discrepanza, che alla quasi totalità dei malati di dolore cronico residenti nei comuni della Valle Peligna e dell'Alto Sangro non è stata garantita l’assistenza specialistica domiciliare come previsto dalla Legge 38 del 2010. Lo sottolinea in una dura lettera inviata al direttore generale della Asl e ai sindaci del centro Abruzzo l’ex dirigente medico ospedaliero Gianvincenzo D’Andrea vicepresidente nazionale della Fondazione Isal. «Se si esaminano i dati di attività non c’è dubbio alcuno che i malati di dolore cronico dell’area Peligna-Sangrina siano stati discriminati. Soltanto 17 visite specialistiche domiciliari in un anno sono la precisa testimonianza della mancata assistenza nei confronti di tante persone che, nel bacino di Sulmona o di Castel di Sangro , vivono la loro esistenza quotidiana sconvolta dal dolore cronico. Sono certo che a produrre questa triste realtà non sia stato alcun disegno intenzionale da parte della Asl ed in particolare del professor Marinangeli, di cui conosco la competenza specialistica e l’impegno nella promozione ed attuazione della terapia del dolore, ma ciò non toglie che l’attuale stato di cose, per ciò che viene riferito, abbia rappresentato per moltissimi pazienti una ingiusta ed immotivata penalizzazione». Secondo l’ex primario ospedaliero «sarebbe opportuno, allora un intervento dei sindaci e dei rappresentanti istituzionali del territorio peligno-sangrino volto ad ottenere chiarimenti dal direttore generale della Asl. Ma soprattutto i sindaci del territorio dovranno sollecitare la Asl a mettere in campo tutte le iniziative volte a garantire ai pazienti del centro Abruzzo i diritti sanciti dalla legge 38. È infatti inaccettabile che alla ben nota condizione di sofferenza economica in cui versa questo comprensorio si aggiunga anche l’evidente venir meno del diritto alla salute, costituzionalmente garantito e ribadito da una legge specifica, in conseguenza di decisioni organizzative della Asl che, ad oggi, appaiono poco comprensibili». (c.l.)
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