Terremoti, incidenti e terrorismo: il piano Asl per le maxi emergenze

Approvati i nuovi protocolli per l’assistenza a grandi masse di feriti nell’ospedale San Salvatore: dalla gestione dei primi attimi al ridisegno degli spazi interni, fino alla mobilitazione del personale
L’AQUILA. «Attenzione, è in corso una maxi emergenza. Se puoi camminare lascia subito l’ospedale». Se ci si imbattesse in questo cartello all’ingresso del San Salvatore dell’Aquila, vorrebbe dire che all’interno della struttura sanitaria sono attivi i protocolli del piano Peimaf per “il massiccio afflusso di feriti”. Il nuovo piano per le maxi emergenze dell’ospedale aquilano è stato approvato nei giorni scorsi dal direttore generale della Asl Ferdinando Romano su proposta dell’unità Governo clinico. Ridisegna tutta l’operatività della struttura – dalla viabilità esterna alla gestione degli spazi interni, passando per il personale, per i 393 posti letto dell’ospedale, le dotazioni e le attività chirurgiche – per affrontare incidenti e calamità di grandi dimensioni. È pensato innanzitutto per rispondere a un terremoto devastante, ma anche a catastrofi provocate, per esempio, da alluvioni o fuoriuscita di sostanze tossiche. Oppure da atti terroristici o epidemie. Prevede tre livelli: per catastrofi con meno di 100 vittime, fino a mille e con più di mille vittime.
Torniamo all’inizio. Vediamo cosa sta succedendo nell’ospedale se all’ingresso troviamo quel cartello.
I PRIMI ATTIMI
Il protocollo si attivato quando l’allarme ha investito direttamente il Pronto soccorso. A quel punto, tutti i pazienti in codice verde e giallo che aspettavano di essere visitati sono stati allontanati dalla sala di attesa e dagli ambulatori per essere spostati in altri locali, anche nel punto informazioni. Quelli in codice rosso ma con parametri vitali stabili, sono stati invece trasferiti nei corridoi. Ridefinite, infatti, tutte le aree interne, tra triage, locali per le stabilizzazioni e poi quelli per trattare i pazienti in base alla gravità delle condizioni. Intanto si è attivato il servizio di vigilanza, che ha innanzitutto allertato le forze dell’ordine. Ha poi liberato la sala d’attesa da panche e sedie e sta garantendo che si mantenga libera la via d’accesso al Pronto soccorso, dopo aver ridisegnato il sistema di sosta fino a rimuovere le fioriere. Nel frattempo è partita la mobilitazione del personale, con un sistema di chiamata progressivo basato su tre livelli. Medici, infermieri e operatori possono essere trattenuti in ospedale e richiamati dal riposo, perfino spostati da altre strutture. Sono state sospese anche le attività chirurgiche non urgenti per reperire locali e personale, sempre secondo un sistema progressivo in base alla gravità dell’emergenza. E sono stati definiti i singoli ruoli.
ENTRO LA PRIMA ORA
Nel giro di poche decine di minuti si è riunita anche l’unità di crisi nella sala riunioni della direzione sanitaria dell’ospedale, con tutti i dirigenti principali della Asl e dell’ospedale. L’Unità di crisi ha sospeso tutti i ricoveri non urgenti e ha comunicato il numero di sale operatorie e posti letto (sia della Terapia intensiva che degli altri reparti) disponibili. È partita subito anche la prima verifica delle dotazioni, dalle sacche di sangue alle lettighe. Ogni ora le dotazioni vengono ricontate.
LA MASSA DI FERITI
È arrivata la massa di feriti. Tramite le ambulanze, ma anche accompagnati dai propri cari. Ognuno è stato sottoposto al triage, alla prima valutazione delle condizioni per stabilirne la categoria di priorità con i consueti colori verde, giallo e rosso. A tutti sono stati applicati laccetti e braccialetti del colore assegnato. Ogni paziente è stato anche fotografato per l’identificazione successiva. Poi è stato accompagnato verso le aree di assistenza. In tutto l’ospedale è enorme lo sforzo del personale. Con la speranza che l’Unità di crisi annunci il prima possibile la fine della maxi emergenza.
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