Terremoto, allarme della Cna per i subappalti non pagati all'Aquila

14 Dicembre 2014

Del Re: "Servono regole precise contro un fenomeno di dimensioni spropositate". Mari Fiamma (Api): "Ci sono ritardi anche dai gestori di condomìni e dai tecnici"

L’AQUILA. Elettricisti, idraulici, piastrellisti, ditte specializzate in controsoffittature, rivenditori di materiali edili. Una miriade di piccoli artigiani e imprese locali, impegnate nella ricostruzione in regime di subappalto, che non riescono a percepire quanto dovuto per le prestazioni effettuate. Un problema già segnato dalle associazioni di categoria all’indomani dell’avvio della ricostruzione, esploso con forza negli ultimi mesi.

Tanto che un gruppo di circa 150 ditte subappaltatrici sta valutando il ricorso alla magistratura per ottenere dalle società di costruzioni che le hanno ingaggiate, il regolare pagamento dei lavori. Un meccanismo perverso, che sembra collaudato nel più grande cantiere d’Europa: molte le imprese di costruzioni che arrivano da fuori, prendono gli appalti, fanno richiesta del pagamento per stati di avanzamento dei lavori, ma poi non provvedono a saldare quanto dovuto alle ditte subappaltatrici. Questione che verrà discussa anche in seno al consiglio comunale, con una mozione a firma della minoranza.

Ma a lanciare un grido di allarme sono, soprattutto, le associazioni di categoria, che temono per la sopravvivenza di centinaia di ditte subappaltatrici, che non riescono a incassare le somme dovute e risultano in sofferenza. Norme precise e controlli serrati: questa la ricetta della Cna, che due anni fa ha aperto uno sportello. «Abbiamo sollevato il problema in tempi non sospetti», afferma Agostino Del Re, direttore Cna provinciale, «sulla base delle prime segnalazioni. Il fenomeno sembra aver assunto adesso dimensioni spropositate: le armi per combatterlo esistono, ma servono misure preventive adeguate e controlli da parte della magistratura, che deve prendere in considerazione ogni minimo segnale di allerta». Del Re definisce «malavitoso» l’atteggiamento delle ditte appaltatrici che non pagano i subappalti. «La misura di contrasto più efficace», sottolinea il direttore della Cna, «è quella di provvedere al pagamento del Sal solo in presenza di una dettagliata documentazione comprovante l’effettuazione dei lavori e il pagamento, con tanto di tracciabilità, delle ditte subappaltatrici che, a loro volta, devono dichiarare di aver ottenuto i soldi». Un ingranaggio che, quando si inceppa, rischia di provoca danni proprio all’ultimo anello della catena: piccoli artigiani, ditte subappaltatrici e rivenditori di materiali edili, che in assenza di liquidità rischiano il fallimento.

«Ma non è solo questo il problema», fa notare Massimiliano Mari Fiamma, segretario Apindustria. «Se da una parte molte aziende non pagano, dall’altra ci sono i tecnici, gli amministratori di condominio e i proprietari degli immobili, che tardano a firmare la contabilità finale, allungando i tempi di riscossione». «Di conseguenza», conclude, «le ditte non possono provvedere al saldo delle spettanze dei subappaltatori».

Monica Pelliccione

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