«Territorio unito oltre gli egoismi»

Marinelli (Deputazione di storia patria): il tema delle aree interne è centrale
L’AQUILA. Con decreto del ministro per i beni culturali Dario Franceschini, il professor Fabrizio Marinelli è stato nominato presidente della Deputazione abruzzese di storia patria per il triennio 2021-2023. La nomina cade proprio in un momento in cui le appartenenze territoriali sono state al centro della polemica che ha visto polemizzare il sindaco di Avezzano e quello dell’Aquila. Professor Marinelli, cosa ne pensa da storico?
«La storia ci parla di un Abruzzo diviso e centrifugo, nel senso che i suoi territori gravitavano spesso verso le regioni vicine: la Marsica verso Roma, il Teramano verso le Marche, il Chietino meridionale verso la Puglia. Tuttavia questi sono fenomeni naturali, derivanti dall’essere l’Abruzzo una regione di frontiera, al confine settentrionale del Regno di Napoli, schierato a sua difesa con le piazzeforti dell’Aquila, di Civitella del Tronto, di Pescara. Nel corso degli anni le classi dirigenti hanno cercato di favorire la coesione territoriale, a volte riuscendoci, a volte no (penso soprattutto allo statuto della Regione Abruzzo che non è riuscito a evitare le polarizzazioni). Ma penso anche alle infrastrutture autostradali che nella mente dei ministri Natali e Gaspari dovevano servire ad accorciare le distanze tra i vari territori ed a rendere la Regione più coesa. Finita quell’esperienza, non mi sembra che la classe dirigente degli ultimi trent’anni – come vede, non salvo nessuno – sia stata in grado di elaborare una strategia condivisa e di imporla al governo centrale. Se la vogliamo vedere sotto una diversa prospettiva, quale uomo politico degli ultimi trent’anni è stato in grado di rappresentare gli interessi abruzzesi a Roma con la necessaria determinazione? È proprio questa mancanza di prospettiva che ha favorito il rinascere dei localismi».
Cosa pensa della prospettazione di una grande Marsica da parte del sindaco Di Pangrazio?
«Di Pangrazio, che conosco bene da molti anni, è un uomo intelligente che – nel ruolo di sindaco di Avezzano – fa il suo mestiere rivendicando una centralità che peraltro trova diversi motivi di giustificazione. Tuttavia sono le aree interne dell’Abruzzo, nella loro strutturale debolezza economica rispetto alla costa, a dover trovare, e rivendicare, una centralità che non può basarsi né sull’economia né sulla demografia, ma che deve rinvenire il suo fondamento sulla cultura, sull’arte e dunque sul turismo. La Regione in questo senso fa troppo poco, mancando di una visione e di una strategia complessiva. Questa unità delle aree interne mi sembra evocata dal sindaco dell’Aquila Biondi nella sua risposta a Di Pangrazio, segno che la necessità della coesione territoriale viene avvertita come importante. E non solo verso la Marsica, ma anche verso la Valle Peligna, l’Alto Sangro e soprattutto verso la costa adriatica, perché l’Abruzzo si salva solo attraverso la riscoperta di un’unità consapevole».
Ha qualche consiglio da proporre?
«In passato ho tentato senza successo di favorire un processo aggregatore delle banche locali, ed è stato un fallimento proprio per quegli interessi ed egoismi di cui parlavo prima, con il risultato di perdere ogni forma di autonomia finanziaria. Oggi penso alle Università abruzzesi, che dovrebbero convergere su forme innovative di collaborazione, che assecondino le singolarità dei territori e che mirino a eliminare duplicazioni e appesantimenti burocratici. Ma su questa prospettiva sono pessimista».
Cosa può fare la Deputazione storia patria per l’Abruzzo?
«Con il presidente D’Alfonso avevamo utilmente inaugurato una collana sui comuni d’Abruzzo, con singoli volumi dedicati alla storia delle varie comunità scritti con serietà scientifica ma di facile leggibilità. Quindi abbiamo sollecitato un potenziamento delle biblioteche che da provinciali sono divenute regionali, ma che hanno perso ogni capacità di fare cultura per carenze di risorse umane e finanziarie. La Deputazione esiste da 133 anni ed è custode della storia d’Abruzzo e della sua interpretazione scientifica, punto d’incontro della cultura accademica e della migliore ricerca locale. Si fonda sul contributo dei soci e di qualche benemerita istituzione, come la Fondazione Carispaq, ma merita una maggiore attenzione. Ho già parlato con il sindaco e il vicesindaco dell’Aquila, che mi hanno assicurato il loro appoggio, e di questo li ringrazio. Nei prossimi giorni chiederò un incontro alla Regione perché anch’essa faccia il proprio dovere».
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