Terrorismo neofascista In 44 davanti al giudice

21 Luglio 2015

Nel mirino un gruppo guidato da Stefano Manni con «finalità eversive» L’accusa: volevano commettere attentati per sovvertire l’ordine pubblico

L’AQUILA. Sono accusati di aver preparato attentati per uccidere politici e giudici, far saltare questure, prefetture e la sede di Equitalia di Chieti. La magistratura ha bloccato sul nascere un anno fa le velleità di questo gruppo di neofascisti che voleva minare la stabilità sociale per preparare il terreno a un nuovo soggetto politico.

Lo scorso anno ci furono una quindicina di arresti nell’ambito di un ’operazione antieversione denominata «Aquila nera». Nei giorni scorsi con giudizio immediato sono stati disposti i rinvii a giudizio di tutti gli accusati, in tutto 44 persone.

Naturalmente non tutti hanno le stesse pesantissime accuse visto che molte di queste persone sono state inquisite solo per avere approvato su internet, i disegni eversivi dei più scalmanati. Nel mirino, dunque, persone probabilmente pericolose in astratto ma quasi sicuramente del tutto inadatte a eseguire i folli disegni prospettati. Prima udienza il 2 febbraio del prossimo anno.

Il gruppo era guidato indiscutibilmente da Stefano Manni, 49 anni, scolano residente a Montesilvano, ex carabiniere, che si avvaleva di collaboratori molto efficienti e decisi quali la fidanzata Marina Pellati, che faceva proselitismo via facebook, Luca Infantino di Legnano, secondo gli investigatori braccio destro di Manni, Maria Grazia Callegari, anche lei attiva su internet, Katia De Ritis, lancianese, altro punto di riferimento di Manni, Emanuele Pandolfina Del Vasto, che spronava Manni a essere più deciso, Luigi Di Menno di Bucchianico, sostenitore di interventi più decisi e rapidi, Franco Grespi e Ornella Garoli, anche essi molto attivi. Poi c’è Marco Pavan indicato dagli investigatori come colui che voleva aprire una base in Veneto.

Esiste poi un folto gruppo di persone che sono comunque inquisite per avere comunque condiviso certe idee e dato la loro disponibilità ad attuarle.

Manni, dopo il suo arresto, provò a ridimensionare la sua posizione in un interrogatorio. Prese le distanze dal movimento ribadendo che le sue erano solo sbruffonerie scritte sui internet .

Inoltre disse di essere entrato in possesso di una somma di denaro con la quale avrebbe potuto comprare le armi, ma non lo fece destinando, invece, quei soldi alla sua famiglia.

Gli altri sospettati, in occasione degli interrogatori di garanzia sostennero, allo stesso modo, che le loro affermazioni fatte su facebook in appoggio alle idee di Manni vennero fraintese.

Ecco gli altri accusati molti dei quali hanno ruoli poco significativi: Franco La Valle, Monica Malandra, Franco Montanaro, Pietro Mastrantonio, Franco La Valle, Mario Mercuri, Valerio Ronchi, Giuseppe Caltagirone, Cristian Masullo, Fabrizio D’Aloisio, Annamaria Santoro, Annamaria Scardetti, Serena Vecchiatini, Barbata Botticelli, Gianno Lisetto, Nicola Trisciuoglio, Daniela Bugatti, Loredana Bianconi, Francesco Gallerani, Marcello De Domincis, Monica Copes, Luigi Nanni, Giovanni Mario Pilo, Antonio Esposito, Alberto Marco Cirronis, Alberto Bernasconi, Tiziana Mori, Giovanni Trigona, Marianna Muzzarelli, Maria Grazia Rapagnetta, Legesrka Mirolslawa, Giovanni Amorelli, Maurizio Gentile.

Si tratta di una battaglia legale senza fin e soltanto ieri è stata discusso un appello davanti al tribunale del riesame riguardante la posizione di una accusata.

Nel corso dell’iter investigativo gli accusati sono stati assistiti da diversi avvocati tra i quali Mauro Gionni, Paolo Vecchioli, Domenico Pastorelli.

Le indagini furono portate avanti dai Ros e coordinate dai pm Fausto Cardella e Antonietta Picardi che hanno sempre seguito una linea dura.

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