Tesori spariti, tre indagati: furti a segno dopo il sisma

Il tabernacolo trafugato dalla Beata Antonia diventato il soprammobile di un 57enne Sono tutti accusati di ricettazione e riciclaggio, ricercati gli autori materiali dei colpi
L’AQUILA. È stato ritrovato in una casa dell’Aquila il prezioso tabernacolo in pietra fatto sparire anni fa dal monastero della Beata Antonia, inagibile dalla notte del terremoto del 6 aprile 2009. Per questo nessuno, negli anni, si era mai accorto del furto. Almeno fino a poco tempo fa quando si è tenuto un sopralluogo propedeutico ai lavori di consolidamento e restauro dell’edificio religioso di via Sassa, alla presenza dei funzionari della Soprintendenza e del Provveditorato alle opere pubbliche. La denuncia di sparizione del tabernacolo in pietra, risalente al XVI-XVII secolo, formalizzata alla fine di agosto, ha fatto scattare le indagini dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Aquila. Indagini nel corso delle quali i militari hanno recuperato anche 144 beni di natura archeologica, 12 documenti archivistici risalenti al 1600 e al 1800 e due dipinti olio su tavola risalenti al 1600, tutti di illecita provenienza.
GLI INDAGATI
Nei guai sono finite tre persone di 57, 36 e 59 anni. Tutte dell’Aquila. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla ricettazione di beni culturali al riciclaggio di beni culturali.
IL TABERNACOLO
Nonostante il violento sisma del 6 aprile 2009, che aveva reso inagibile il monastero della Beata Antonia, il tabernacolo, seppur murato a una parete, non aveva subito danni. Per questo nel corso dei vari sopralluoghi per mettere in salvo i beni scampati al sisma si era preferito lasciarlo all’interno dell’edificio, in attesa dei lavori di consolidamento e restauro. Lavori iniziati da qualche mese che dovrebbero terminare nel giro di un paio d’anni. Un suo eventuale distacco avrebbe potuto, infatti, danneggiarlo in maniera irreparabile. Aspetto questo ignorato dagli autori del furto, al momento ignoti.
LE INDAGINI
Si conoscono, invece coloro che potrebbero aver commissionato il furto o semplicemente acquistato il bene sul mercato illecito. Su questi aspetti sono ancora in corso indagini. I militari, che da tempo monitoravano il mercato illecito di beni culturali, avevano individuato e identificato un aquilano di 57 anni sospettato di essere coinvolto nella vicenda. Sospetti fondati, visto che la perquisizione della sua abitazione ha permesso di ritrovare il prezioso tabernacolo tra i suoi soprammobili. L’indagato, inoltre, aveva messo in vendita, e a sua volta acquistato on line, diverso materiale archeologico. Nella sua abitazione sono stati trovati altri 140 beni di natura archeologica tra cui un elmo, fibule, punte di freccia in bronzo, anelli, lucerne in terracotta, ghiande missili e ben 120 monete di cui 71 in argento e bronzo di epoca romana databili dal II secolo a.C. al V secolo d.C. e 49 di epoca medioevale databili dal XI al XVII secolo. I militari, infine, hanno recuperato 12 documenti archivistici in parte di natura demaniale, risalenti al 1800, e di pertinenza dell’Archivio di Stato di Napoli e in parte di natura ecclesiastica, databile al 1600 e 1800, e di pertinenza dell’archivio dell’arcidiocesi dell'Aquila. In casa di un 36enne, anche lui dell’Aquila, coinvolto secondo chi indaga nella ricettazione del tabernacolo, è stato ritrovato e sequestrato un dipinto del 1600 di buona fattura e del valore commerciale di alcune migliaia di euro oggetto di furto ai danni di un commerciante romagnolo. Raffigurante il mezzobusto di una donna, il quadro era finito nella banca dati dei Beni culturali illecitamente sottratti. Nonostante fosse stato alterato per ostacolarne l’identificazione e la sua provenienza illecita, il dipinto rubato non è sfuggito ai militari. Nell’indagine è finito anche un terzo aquilano. Si tratta di un 59enne. Risultato estraneo al furto del tabernacolo, è stato trovato comunque in possesso di un dipinto olio su tavola risalente al 1600 trafugato negli anni Novanta dalla dimora di un privato a Roma, del valore commerciale di diverse migliaia di euro, e beni di natura archeologica provenienti da scavi clandestini, risalenti al IV sec. a.C., tra cui un contenitore ad un’ansa di ceramica attica a figure rosse di provenienza apula, un tipicoskyphos, coppa a due anse, e una ciotola porta unguenti, entrambi a vernice nera. Le indagini dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Aquila sono coordinate dal pubblico ministero Fabio Picuti.
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