Tesoro di Ciancimino, arriva il dissequestro

La Corte d’appello toglie i sigilli alla società Alba d’oro degli imprenditori marsicani Zangari e Ricci
TAGLIACOZZO. Dissequestrate le quote della società Alba d’oro. Lo ha deciso la Corte d’appello dell’Aquila dopo una serie di ricorsi e contro-ricorsi riguardo alla confisca dei beni che fanno capo alla società tagliacozzana. Nella vicenda sono indagati l’ex assessore di Tagliacozzo ed imprenditore Nino Zangari, i fratelli Augusto e Achille Ricci con l'accusa di aver utilizzato parte del tesoro del boss corleonese Vito Ciancimino per la realizzazione del complesso turistico “La Contea”. Il nuovo provvedimento, però, rappresenta una svolta importante nella vicenda perché lascia sotto confisca soltanto i fondi investiti dalla holding Sirco, la società siciliana che secondo le accuse era controllata da Ciancimino tramite Gianni Lapis, amministratore del patrimonio della famiglia dell’ex sindaco colluso con la mafia. Si tratta di un milione 610mila euro. L’indagine aveva invece portato al sequestro preventivo di tutte le quote societarie e di tutto il complesso turistico “La Contea”, per un totale di due milioni e mezzo di euro. La Procura aveva chiesto di confiscare il patrimonio delle persone coinvolte nell’inchiesta e in particolare di Zangari, dei fratelli Ricci, ma anche di Dante Di Marco, di Carsoli. La confisca era fondata sui legami tra i marsicani e gli investitori di cui era stata accertata l'appartenenza ad associazioni di stampo mafioso. Tutto ruota attorno a un versamento da un milione 610mila euro a favore di Alba d’oro. Secondo l’accusa non c’era alcuna causale ed era stato omesso dalla situazione contabile. Non erano inoltre noti i dettagli dell’accordo tra gli imprenditori marsicani e gli investitori siciliani. Questo farebbe presupporre che gli imprenditori avrebbero «agevolato un’associazione di stampo mafioso». Tutto da dimostrare in sede penale. Per quanto riguarda la confisca, però, non è importante il fatto che non ci siano prove del fatto che gli imprenditori marsicani siano concorrenti esterni in associazione mafiosa, e che non ci sia la certezza che i soldi investi dalla Sirco appartengano all’organizzazione mafiosa. Ciò che conta è che l’attività di reimpiego di quei fondi, per il giudice, è indiscutibile. E proprio ciò legittimerebbe la confisca. In sostanza non occorre un nesso causale tra la provenienza illecita dei fondi e un’attività illecita dei marsicani. Per questo la confisca è stata confermata, ma solo dei fondi investiti da Lapis e non di quelli degli imprenditori marsicani. E quindi la sentenza è stata parzialmente riformata. Lo stesso provvedimento è stato adottato anche per le quote della Marsica plastica srl, appartenente ad Achille Ricci. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Andrea Castaldo e Daniele Livreri per i fratelli Ricci, e Pasquale Milo per Nino Zangari. In relazione alla posizione di Dante Di Marco, il suo legale Angelo Colagrande conferma la totale estraneità ai fatti.
Pietro Guida
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