Test rapidi eseguiti nonostante le diffide

4 Maggio 2020

Prezza, il sindaco Scoccia: «Ha aderito il 60% della popolazione. Stupita dallo stop della Regione»

PREZZA. Si è conclusa a Prezza la prima fase di screening generale della popolazione, attuata attraverso l’uso dei test rapidi sierologici, per la ricerca degli anticorpi anti Covid-19. La campagna ha interessato oltre il 60% della popolazione che, volontariamente, si è sottoposta al test. «Abbiamo deciso, come hanno fatto diverse realtà territoriali sia del Nord che del Centro-Sud Italia», ha detto il sindaco Marianna Scoccia, «di mettere in campo una vasta operazione di ricognizione della cittadinanza con la duplice finalità di verificare il grado di circolazione del virus e di operare in una ottica pre-selettiva anche ai fini di segnalazione all’Asl degli eventuali casi positivi da sottoporre all’esame del tampone che, ovviamente, resta l’unico approccio diagnostico certo. Per questo sono rimasta molto stupita quando ho ricevuto una diffida da parte della Regione, attraverso la quale mi veniva intimato di sospendere l’attività avviata. Senza perdermi d’animo e con l’ausilio di un legale, ho rilevato come la suddetta diffida fosse del tutto “irrituale” posto che l’attività che avevamo intrapreso non aveva assolutamente finalità diagnostiche e non intendeva in alcun modo sostituire il test classico. Abbiamo garbatamente risposto alla Regione e abbiamo proseguito con la nostra iniziativa. I test sono stati effettuati da personale medico che ha spiegato il significato e i limiti della rilevazione a ciascun cittadino che, volontariamente, si è sottoposto all’analisi. È stata un’iniziativa importante che ritengo possa essere ancora più importante durante la Fase 2 di ripartenza e di contenimento della pandemia. In tal senso attendiamo di conoscere le scelte del governo e della Regione rispetto a eventuali iniziative in questo senso. Diversamente provvederemo noi a effettuare, in vista della ripartenza, una nuova campagna, ripetendo il test solo a coloro che sono obbligati a uscire per motivi di lavoro».
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