Test rapidi, la Regione diffida i sindaci

1 Aprile 2020

Ribadito lo stop ad Aielli e Cerchio: «Kit inattendibili». Ma Di Natale non s’arrende, scatta la petizione

CERCHIO. Arriva per i Comuni di Aielli e Cerchio la diffida della Regione a non utilizzare i rapid-test per il coronavirus. Ieri mattina, con una nota inviata dal dirigente regionale del dipartimento Sanità-servizio della prevenzione e tutela sanitaria, e indirizzata al prefetto dell’Aquila, al direttore generale del Dipartimento di prevenzione e al servizio di igiene epidemiologia e sanità della Asl, all’Anci, ai carabinieri del Nas di Pescara e all’assessore regionale Nicoletta Verì, la Regione ha imposto ai due Comuni – come già fatto in precedenza con quello di Prezza – di non utilizzare i kit acquistati. «Il 18 marzo il Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute», viene precisato nella nota inviata dalla Regione, «ha rappresentato che ritiene doveroso specificare che, a oggi, i test basati sull’identificazione di anticorpi diretti verso il virus Sars -Cov 2 non sono in grado di fornire risultati sufficientemente attendibili e di comprovata utilità per la diagnosi rapida nei pazienti che sviluppano Covid-19 e che non possono sostituire il test classico basato sull’identificazione dell’Rna virale nel materiale ottenuto dal tampone rino-faringeo». Secondo quanto precisato, prima dall’assessore Verì e poi dal direttore Claudio D’Amario della direzione generale area prevenzione sanitaria del ministero della Salute, questo tipo di test, che individuerebbero nel sangue gli anticorpi specifici del Covid-19 prodotti in presenza del virus, non vanno utilizzati perché «il falso positivo del test sierologico potrebbe creare perfino procurato allarme».
Ma nel frattempo, il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, che aveva acquistato 2.700 kit insieme al collega di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere di sottoporre la popolazione abruzzese ai test anticorporali, iniziando dai lavoratori più esposti. «Ho inteso intraprendere nel breve periodo», commenta Tedeschi, «una campagna di screening, su base volontaria, tra la parte di popolazione più esposta, attraverso l’utilizzo di test rapidi. È indubbio che il tampone resta l’unico approccio diagnostico internazionalmente accettato. Auspico che l’Ufficio regionale prevenzione e tutela sanitaria, nel ripensare l’atteggiamento manifestato, voglia assumere ogni opportuna forma di interlocuzione diretta a una leale, trasparente e corretta collaborazione».
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