«Thales, servono investimenti»

25 Luglio 2015

Fiom: il governo deve dare risposte serie e immediate relativamente al piano per il settore spaziale

L’AQUILA. I sindacati tornano a chiedere al governo «un piano di investimenti serio e strutturato per il settore spaziale». Il 27 luglio si saprà se verrà rifinanziato il programma Cosmo SkyMed di seconda generazione, che prevede la messa in orbita di due satelliti, uno nel 2017 e l’altro nel 2018, in sostituzione di quelli più vecchi: sarà realizzato e gestito interamente in Italia, con un ruolo importante affidato allo stabilimento aquilano della Thales Alenia Space. I tempi sono stretti: il progetto all’Aquila coinvolge una trentina di dipendenti, che rischiano di diventare degli esuberi sulla pianta organica di 300 addetti. Nella legge di stabilità, lo scorso dicembre, è stato inserito un emendamento, firmato tra gli altri dalla senatrice Stefania Pezzopane, con cui veniva autorizzata una spesa di 30 milioni l’anno per il periodo 2015-2018, a fronte di un contributo di circa 29 milioni che l’Asi, l’agenzia spaziale italiana, avrebbe percepito dal Foe (Fondo ordinario per gli enti e istituti di ricerca) del Miur. Ma la tranche di finanziamenti va comunque approvata, per ulteriori sei mesi. «Il problema è che il governo procede a tentoni» spiega Cinzia Ghizzoni della Fiom «e a ogni scadenza l’azienda viene messa in difficoltà. Servirebbe invece un piano di investimento serio, e soprattutto con una cadenza ben strutturata, in modo da agevolare l’attività di un settore fondamentale di sviluppo, come quello della ricerca spaziale». Nel sito aquilano, ricostruito dopo il sisma, si sono già persi altri posti di lavoro: si tratta di circa 30 addetti esterni, i cosiddetti off load, usciti a causa della mancata acquisizione di alcune commesse: «Nonostante lo stabilimento sia stato efficientato e abbia raggiunto tutti gli obiettivi programmati» conclude Ghizzoni «30 tecnici esterni, con alta professionalità, non sono stati riconfermati. Si perdono posti di lavoro e si disperde know how».

Romana Scopano