L’Aquila

Tommaso travolto e ucciso all’asilo: due condanne. La famiglia: “Il dolore resta, non si può compensare”

17 Settembre 2026

La tragedia del 2022. Un anno e 8 mesi al tecnico Martini, un anno e 6 mesi alla preside Lai. Assolto l’ex funzionario comunale Giampaolini. parla il legale della famiglia del piccolo Tommaso D’Agostino

L’AQUILA. Due condanne e un’assoluzione per la tragedia dell’asilo Primo Maggio di Pile, dove il 18 maggio 2022 il piccolo Tommaso D’Agostino, appena quattro anni, morì travolto da un’auto piombata nel cortile della scuola, mentre il bimbo giocava insieme ad altri compagni. A più di quattro anni dall’incidente è arrivata ieri sera la sentenza di primo grado pronunciata dal giudice monocratico del tribunale dell’Aquila Tommaso Pistone.

Bruno Martini, all’epoca responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’istituto Mazzini, è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione. Un anno e sei mesi, con sospensione condizionale della pena, per la dirigente scolastica Monia Lai. Assolto invece, per non aver commesso il fatto, Antonello Giampaolini, all’epoca responsabile del settore edilizia scolastica del Comune dell’Aquila. Il pm Ugo Timpano aveva chiesto due anni e mezzo per Martini e Lai e l’assoluzione per Giampaolini.

Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda la qualificazione giuridica del fatto. L’accusa iniziale era quella di omicidio stradale, prevista dall’articolo 589 bis del codice penale. Il giudice ha invece ricondotto le posizioni di Lai e Martini all’omicidio colposo previsto dall’articolo 589. La riqualificazione era stata sostenuta anche dal pubblico ministero e dalla difesa della dirigente scolastica. Il tribunale ha inoltre riconosciuto le attenuanti generiche a entrambi gli imputati condannati. Le ragioni complete della decisione saranno comunque conoscibili soltanto con il deposito delle motivazioni, fissato entro novanta giorni.

Era stata già definita separatamente, invece, la posizione di Radostina Zhorova Balabanova, la donna che aveva parcheggiato la Volkswagen Passat nel piazzale dell’asilo prima di entrare nella struttura per riprendere i figli. Balabanova aveva patteggiato due anni di reclusione, con pena sospesa, per omicidio stradale.

La tragedia si consumò nel pomeriggio del 18 maggio 2022. La Passat, lasciata in discesa, si mise in movimento e piombò nel giardinetto dell’asilo, sfondando la recinzione e investendo un gruppo di sei bambini. Per Tommaso D’Agostino non ci fu nulla da fare. Gli altri piccoli rimasero feriti. Da quel momento l’inchiesta ha cercato di ricostruire non soltanto la dinamica dell’incidente, ma anche le condizioni di sicurezza dell’area esterna e le eventuali responsabilità di chi aveva compiti di controllo e prevenzione.

Uno dei nodi più discussi nel processo è stato proprio quello delle protezioni tra il piazzale e il cortile. Nell’ultima fase istruttoria erano stati ascoltati tre consulenti. L’attenzione si era concentrata sulla recinzione divelta dall’auto e sulla sua funzione. Secondo la difesa di Giampaolini, quella struttura era stata realizzata per evitare che i bambini uscissero dal giardino e non per resistere all’impatto di un veicolo. La stessa difesa aveva sottolineato inoltre come, in base al regolamento scolastico, l’area non fosse destinata né al transito né alla sosta delle automobili.

Per Lai e Martini il giudice ha invece ritenuto sussistente una responsabilità colposa collegata alla gestione e alla valutazione dei rischi. Sulla natura e sull’incidenza delle singole condotte, tuttavia, sarà necessario attendere le motivazioni. La difesa della dirigente ha già annunciato che continuerà a sostenere anche in appello l’assenza del nesso causale tra il comportamento contestato alla preside e l’incidente, attribuendo alla condotta della conducente dell’auto un’efficacia causale autonoma ed esclusiva. Ieri le parti civili sono uscite dal procedimento e questo taglia fuori dalle responsabilità il Comune dell’Aquila e il ministero dell’Istruzione. Con la sentenza si chiude dunque soltanto il primo grado di una vicenda giudiziaria complessa, nata da una delle tragedie che più profondamente hanno segnato la città negli ultimi anni. Il prossimo passaggio sarà il deposito delle motivazioni, dalle quali emergerà il percorso seguito dal giudice per arrivare alle due condanne e all’assoluzione.

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                                         LA FAMIGLIA

«È un punto fermo rispetto a una vicenda che, per le oggettive difficoltà negli accertamenti, si trascinava da anni».

Parte da qui l’avvocato Tommaso Colella, uno dei legali della famiglia D’Agostino insieme alle avvocate Katiuscia Romano e Raffaella Giancarli, commentando la sentenza di primo grado.

«È ovvio che il nastro della vita non lo puoi riavvolgere» osserva Colella. «Il dolore dei genitori rimane e la giustizia degli uomini non può compensare quello che si è verificato. Però c’è una soddisfazione, seppur minima, con l’accertamento della verità, che era poi quello che era stato chiesto fin dagli inizi». Mauro Ceci, difensore della dirigente scolastica Monia Lai, concentra l’attenzione soprattutto sulla riqualificazione del reato: dall’originaria contestazione di omicidio stradale all’omicidio colposo aggravato.

Una distinzione che, secondo il legale, conferma uno dei punti sostenuti dalla difesa durante il processo: «Noi continuiamo a sostenere che il nesso causale tra l’evento e la condotta colposa contestata alla Lai venga meno di fronte a una situazione del tutto eccezionale e non prevedibile determinata dalla conducente dell’auto».

Il difensore, che annuncia già ricorso in Appello, richiama anche la segnalazione che la dirigente avrebbe inviato al Comune, tre mesi prima della tragedia, chiedendo un intervento per la riparazione del cancello elettrico all’ingresso.

«Sosteniamo e continueremo a sostenere anche in appello che quella segnalazione abbia rilievo ai fini della responsabilità. Se il cancello fosse stato riparato, secondo la nostra tesi, le auto non sarebbero entrate».

Ceci insiste inoltre sulla condotta della conducente, che aveva già definito la propria posizione patteggiando due anni per omicidio stradale. La difesa della dirigente ritiene che proprio quel comportamento abbia avuto un’efficacia causale autonoma rispetto alle omissioni contestate alla preside.

Soddisfazione piena, infine, da parte dell’avvocato Massimo Carosi, che insieme alla collega Antonella Pellegrini difende Antonello Giampaolini. L’ex responsabile del settore edilizia scolastica del Comune è stato assolto per non aver commesso il fatto. «Siamo estremamente soddisfatti» afferma Carosi.

La rinuncia delle parti civili all’azione nel processo penale ha determinato anche l’uscita dei responsabili civili chiamati nel procedimento.

Il procedimento civile è in corso: entro metà ottobre ci saranno le prove testimoniali. Verosimilmente dovrebbe essere definito nella primavera dell'anno prossimo.

Pende una richiesta di risarcimento di due milioni. (s. das.)

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