Torna a camminare grazie alla terapia con un esoscheletro

30 Ottobre 2020

Clinica San Raffaele, la robotica aiuta meccanico paralizzato «Non riuscivo a muovere nulla, ma ora faccio 1.700 passi»

SULMONA. Torna a camminare grazie a un esoscheletro robotizzato. È la storia di Alessandro Vantaggiato, 51 anni, meccanico di Lecce, che da poco più di un anno sta seguendo nella casa di cura San Raffaele una terapia riabilitativa di cui oggi termina il secondo ciclo. Nella struttura sulmonese era stato ricoverato per la prima volta ad aprile del 2019. «Nel gennaio precedente avevo subito un’operazione chirurgica, a causa di una cisti midollare, per un’ischemia al midollo che aveva portato a una diagnosi di paraplegia», racconta, «avevo perso tutte le funzioni fisiologiche». Il ricovero al San Raffaele è stato determinante, dunque, per recuperarle almeno in parte. «Dopo l’intervento non muovevo nulla, neanche un dito», spiega, «nessuno si esponeva nel dire che avrei potuto riprendere a muovermi. Pian piano, però, la situazione è migliorata e ho iniziato a fare i primi passi con l’esoscheletro, con il deambulatore e poi con le stampelle». Per il meccanico leccese è cambiata la prospettiva. «A parte il fatto che già alzarsi in piedi dopo un po’ di tempo che sei sempre sulla carrozzina è un’emozione troppo grande, che non ti fa neanche parlare: non sai cosa dire, ma è bellissimo», racconta, «per me che ho dovuto guardare gli altri alzando la testa, tornare a osservarli negli occhi alla stessa altezza è stato fantastico». Vantaggiato fa notare , tra l’altro, che non si tratta di una terapia dolorosa. «Oggi riesco a fare diverse cose autonomamente», afferma, «usando le stampelle e dopo i primi 1.600 passi con l’esoscheletro adesso ne faccio circa 1.700 con le stampelle». A Sulmona aveva iniziato con la terapia tradizionale. «La riabilitazione robotica», osserva, «per me è stata una vera svolta, perché ho potuto integrare la terapia con l’Ekso, un esoscheletro robotizzato che ti fa stare in piedi e ti permette di fare passi e movimenti giusti, corretti. Così, anche grazie alla professionalità e alla competenza che ho trovato qui, oltre alle attrezzature che non è possibile trovare ovunque, ho avuto ottimi risultati». Durante il lockdown Alessandro è stato costretto a sospendere il percorso: «Sono dovuto tornare a casa per quattro mesi, ma appena ho potuto sono tornato in clinica. Ero un po’ irrigidito, ma in pochi mesi ho avuto un risultato che non mi sarei aspettato. Non so se riuscirò a fare altri passi avanti, lo spero tanto, però ora sono già autonomo nel fare tante cose. L’esoscheletro è ancora il mio compagno di viaggio e confido di poter migliorare fino a ritrovare e tornare alla mia normalità».Giorgio Felzani, primario dell’Unità spinale del San Raffaele, spiega che «considerando alcuni parametri in senso predittivo e le evidenze scientifiche, non si poteva prevedere che il paziente potesse raggiungere i risultati che ha ottenuto».
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