Torna libero il geometra Ranieri

18 Ottobre 2017

Il 43enne dell’Aquila coinvolto nell’inchiesta su appalti e tangenti

AVEZZANO. Torna libero Antonio Ranieri, geometra dell’Aquila, già responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto, coinvolto insieme ad altre sei persone nell’inchiesta della Procura di Avezzano su appalti e tangenti. Lo ha disposto il Tribunale del riesame. Il tecnico 43enne, difeso dall’avvocato Massimo Carosi, si trovava agli arresti domiciliari dal 27 settembre. Ha avuto una misura interdittiva dell’attività negli uffici pubblici per sei mesi. Ranieri aveva fatto ricorso insieme ad altri indagati dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, che aveva respinto per tutti la revoca delle misure cautelari. Ai domiciliari restano ancora l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, uomo che vantava entrature in Vaticano e conoscenze nella magistratura che gli avrebbero garantito l’immunità, l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne, l’ex amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, il vicesindaco dimissionario di Canistro, con delega ai Lavori pubblici, Paolo Di Pietro, il sindaco di Casacanditella nel Chietino, Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano Emiliano Pompa. Domani sono attese le decisioni riguardo agli altri indaganti che hanno fatto ricorso. L’imprenditore Sergio Giancaterino, difeso dagli avvocati Leonardo Casciere e Antonio Pascale, è stato invece ascoltato per la seconda volta dai sostituti procuratori della Repubblica di Avezzano Maurizio Maria Cerrato e Roberto Savelli. Un interrogatorio che avrebbe avuto lo scopo di approfondire diversi passaggi delle conversazioni e di alcune prove documentali che coinvolgerebbero alcuni degli indagati. L’imprenditore ha risposto alle domande dei pm per più di tre ore. Venturini, che ha rassegnato le proprie dimissioni all’indomani dell’arresto, è difeso dall’avvocato Antonio Milo, mentre Ruggeri è assistito dall’avvocato Raffaele Mezzoni. L’avvocato Armando Di Pietro, infine, difende Paolo Di Pietro. A innescare e a dare il nome all’inchiesta denominata “Master list” è stata tra le altre cose una lista di ditte che, secondo l’accusa, dovevano spartirsi numerosi appalti sia in provincia dell’Aquila che nel resto della regione. Lista contenuta in una pen-drive sequestrata in una perquisizione all’imprenditore Giancaterino. (p.g.)
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