Tra i forzati del Piano Case c’è chi festeggia da solo

15 Agosto 2019

Viaggio tra gli inquilini degli alloggi post-sisma distribuiti sul territorio Poca vita nei quartieri e la giornata trascorrerà senza tavolate di gruppo

L’AQUILA. «Come passeremo il Ferragosto al Progetto Case? È semplice, ognuno a casa sua».
«Ognuno a casa sua», è quanto si sente ripetere più volte in questo breve giro tra i quartieri del progetto costruito dopo il sisma del 2009, nei 4.449 appartamenti di cui oggi ne sono utilizzati poco più di 3.000. All’inizio sono arrivati a ospitare quasi 25.000 senzatetto, oggi invece ne ospitano poco più di 8.000. Fiorella vive nel progetto Case da 10 anni, prima abitava a Sassa, oggi sta a Sant’Elia.
«Quando sono iniziati a cadere i balconi ci hanno dato 9 giorni per andare via. A Sassa stavo bene, anche a Sant’Elia le case sono confortevoli. Una cosa strana c’è. Tra vicini ci diciamo buongiorno e buonasera, ma quando c’è da organizzare qualcosa ognuno fa per conto suo. Tempo fa ho provato a organizzare una giornata ecologica, per ripulire le cartacce che qualcuno butta, o che magari semplicemente sono portate dal vento. La mia proposta è caduta nel vuoto. Non ho trovato nessuno. Qui non si sta male, ma non vedo l’ora di tornare in centro». Elena ha lunghi capelli neri, oggi vive a Roma, lavora con internet e torna al progetto Case di Sant’Antonio appena può. «È una situazione curiosa, forse da studiare. Tra inquilini ci sono stati attriti, specie all’inizio subito dopo il sisma. Poi alcuni sono rimasti, altri sono andati via. Ed è come, specie tra i più anziani, se ognuno avesse creato una specie di barriera tra se stesso e gli altri. Qui non si sta affatto male, ci salutiamo, tutto sommato mi sembra di vedere persone che non vedono l’ora di riuscire a socializzare con il vicino. Eppure non ci riescono. È come se si vivesse in perenne attesa».
Pasquale passeggia al progetto Case al nucleo industriale di Sassa. Ha appena augurato buon Ferragosto a un vicino. Il cane Flok ha lo sguardo vispo e ci vuole un po’ di energia per bloccare la sua voglia di salutare saltando addosso all’interlocutore. «Ferragosto lo passeremo qui, con i vicini del pianerottolo. Vivo qui da 10 anni, primo abitavo in una delle case con i balconi pericolanti. Mi ricordo che ci pioveva sempre dentro. Poi mi hanno spostato di pochi metri, in una casa col ballatoio. Entrando e uscendo ci salutiamo, abbiamo fatto amicizia, forse ci manca un po’ di privacy». A Sassa c’è anche un campo da bocce, qualcuno mostra dei pozzetti rotti dagli operai che dovevano tagliare l’erba. E qui, al campo da bocce, accade una cosa curiosa. Massimo e Giulio non abitano più al Progetto Case ormai da alcuni anni, ma la sera tornano a trovare gli amici. «All’Aquila non c’è nulla, ci avevano promesso che avrebbero realizzato un campo ma è tutto fermo. E allora torno qui, appena posso. Qui spesso organizziamo delle belle arrostate», spiegano, «ma a Ferragosto no. Per il Ferragosto ognuno a casa sua».
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