Tra le vigne del Tirino arredi funebri di antichi guerrieri

Spuntano vasetti, punte di lancia e collane di pasta vitrea La necropoli disvela otto tombe dal VI al II secolo avanti Cristo
CAPESTRANO. Nella natura incontaminata, dove il grano accarezza il cielo e in lontananza puoi sentire lo scorrere del fiume, a Capodacqua, frazione di Capestrano, una nutrita équipe di archeologi, al lavoro da tre settimane, ha portato alla luce cinque secoli di storia: otto tombe di una grandissima necropoli, in parte coeve e in parte successive al famoso Guerriero, rinvenuto solo a qualche metro di distanza. Gli scavi della necropoli, indagata dal 2003, sono condotti dall’Università di Chieti e diretti dalla docente Oliva Menozzi e da Eugenio Di Valerio del centro di Ateneo di archeometria e microanalisi, in collaborazione con la Soprintendenza belle arti e paesaggio dell’Aquila e del cratere, guidata da Alessandra Vittorini, supervisionati dall’ispettore di zona Deneb Teresa Cesana.
LE SEPOLTURE. «In questa zona l’anno scorso abbiamo trovato attestazioni da fine VII fino al VI secolo avanti Cristo», spiega Menozzi. «Quest’anno, invece, abbiamo trovato tombe relative alla seconda metà del VI fino alla prima metà del V secolo avanti Cristo con cambiamenti di uso e corredo. Poi abbiamo attestazioni legate anche alla fase ellenistica tra terzo e secondo secolo. Inoltre c’è una strada risalente alla prima fase di municipalizzazione romana». Le aree di scavo sono due: l’abitato italico-romano di Aufinum e la necropoli, nella piana di Capestrano.
I CORREDI. «Tutte le tombe presentano la stessa tipologia di corredi: una olla piuttosto voluminosa con, all’interno, una coppa attingitoio, a forma di un kantharos, tronco-conica, che attesta una classe sociale abbiente», continua la docente. «Gli uomini sono prevalentemente guerrieri».
SAUNION. A interessare gli studiosi sono soprattutto le tipologie di lance rinvenute. «In particolare abbiamo trovato un saunion, una punta appartenente a una lunga lancia con parte finale in ferro che subentra non prima della metà del V secolo ed è l’antesignana del pileum romano».
ANALISI. I resti ossei saranno oggetto di analisi archeogenetiche. «La sepoltura di una donna, che aveva nel corredi una fibula in ferro e una collana di pasta vitrea colorata, si innesta in quella di uno dei guerrieri, probabilmente il marito, ed è vicina ad altri uomini. Stiamo facendo le analisi per verificare i gradi di parentela», conclude Menozzi. «Vorremmo, infine, stabilire una base di genoma locale».
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